Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: Un saluto
[00:00:10] Speaker B: a tutti e benvenuti a questo nuovo episodio di Spin Off, il podcast di Inoltre.
Oggi affrontiamo un tema che riguarda da vicino il funzionamento dell'informazione in Italia.
e lo facciamo partendo da un caso concreto per avviare una questione più ampia. Chi costruisce davvero l'agenda mediatica e con quali criteri?
Prendiamo spunto da un articolo di Carmelo Palma che analizza un meccanismo tanto evidente quanto poco discusso, la diversa capacità di trasformare fatti apparentemente marginali in scandali nazionali.
non si tratta semplicemente di orientamento politico, ma di struttura, di metodo e soprattutto legittimazione. In altre parole, non tutte le operazioni mediatiche, anche quando sono identiche o sembrano tali, producono gli stessi effetti.
Oggi abbiamo qui con noi Carmelo Palma e Iuri Maria Prado.
e nel corso della nostra conversazione entreremo nel merito di questo squilibrio, cercando di capire perché una certa informazione riesca ancora oggi a dettare tempi e temi del dibattito pubblico, anche in un contesto politico che almeno formalmente è cambiato rispetto al passato.
A questo si aggiunge un secondo livello, forse ancora più delicato e importante, quello delle regole.
Che ruolo hanno gli ordini professionali? Funzionano davvero come garanti del rispetto deontologico oppure diventano parte del problema?
come vi ho detto ne parliamo con Carmelo Palma e Iuri Maria Prado e Iuri porterà anche la sua esperienza diretta su un terreno molto concreto, quello degli esposti disciplinari e delle reazioni o delle mancate reazioni dell'ordine dei giornalisti e del sistema mediatico nel suo complesso. E' una discussione che tocca nervi scoperti, informazione, potere, conformismo e libertà.
come sempre senza slogan e senza semplificazione.
Ecco, Carmelo, raccontaci com'è nata l'idea di questo articolo che è scritto per Inoltre.
[00:02:22] Speaker A: È nata da una considerazione abbastanza banale, circa la differenza di credito, di legittimazione, di status, che ha un'informazione scandalistica che può giovarsi di un ascendenza cosiddetta democratica, quindi l'informazione di report, del fatto quotidiano, di repubblica e di tutto, come scrive nel pezzo, il cucuzzaro dell'informazione progressista, o presunta tale rispetto ai tentativi, in realtà assolutamente identici ma con esiti molto diversi, dell'informazione apparentemente di potere, quella dei giornali legati alla maggioranza di governo che tentano operazioni analoghe senza riuscirci.
Sono partito da una considerazione anche abbastanza banale, cioè dal fatto che una non notizia come il fatto che un mafiosetto come quel tale amico che aveva tentato di entrare dentro Fratelli d'Italia, si era fatto un selfie con la Meloni, aveva iniziato più o meno a stalkerizzare un po' di parlamentari di Fratelli d'Italia, si è diventato uno scandalo mafioso grazie all'operazione scientifica, in realtà proprio industriale, con un modello di collegamento anche fra diversi produttori, cioè una vera e propria holding industriale, sia riuscita a diventare lo scandalo per alcuni giorni in Italia e analoghe, patetiche operazioni da parte della stampa del centrodestra siano miseramente fallite. Ad esempio, faccio l'esempio non perché sia particolarmente appassionato al caso, indicare anche il grado di miseria uguale e contraria a cui arriva l'informazione di potere oggi, cioè quella legata alla destra, tutta l'operazione legata al presunto rapporto sentimentale stabile fra Hilaria Sallis e il suo portaborse.
E la conclusione a cui sono giunto da parte di questa considerazione è che esiste un potere informativo che in Italia è ampiamente sopravvissuto ai mutamenti del potere politico, cioè oggi queste informazioni di cui parlo ha perso quasi tutte, non tutte perché evidentemente non sono tutte, le case matte del potere all'interno della RAI ad esempio, anche se Report ovviamente è una trasmissione della RAI, ma ha perso il controllo dei principali telegiornali, ha perso il controllo sostanzialmente dei palinsesti è rinchiuso in un recinto molto ristretto di testate che non vendono neanche tantissimo, eppure riesce a fare l'agenda setting dello scandalo e dello scandalismo politico italiano. E questo è un fenomeno, dal mio punto di vista, non solo peculiare ma anche rappresentativo di come funziona il mercato del sistema dell'informazione in Italia.
Uno dei punti che io ho trattato in questo articolo riguarda la copertura che il sistema di potere sindacale e ordinistico dell'informazione italiana presta a queste operazioni o di character assassination oppure di censura e ho parlato appunto dell'episodio che ha riguardato Iuri Maria Prado che ha, mi verrebbe da dire dal punto di vista deontologico, disciplinatamente investito gli ordini dei giornalisti rispetto ad alcune dichiarazioni di carattere almeno sospettamente antisemita.
Rilasciata da alcuni nomi più o meno famosi dell'informazione italiana e anziché ricevere come risposta una risposta appunto istituzionale, le sezioni disciplinari dell'ordine che decidono in un senso o nell'altro rispetto a questi esposti, ha ricevuto una risposta puramente politica, cioè ha ricevuto la risposta del capo dell'Ordine dei giornalisti e del capo del sindacato dei giornalisti italiani, che lo hanno sostanzialmente accusato di voler intimidare la libera informazione, ha ricevuto in aggiunta una interrogazione contro, firmato da tre nomi più o meno famosi del Campo Largo, la Boldrini, la Piccolotti, la Ascani, che chiedono al governo di intervenire dal punto di vista normativo perché esposti come quelli fatti da Juri Mirni e Prado non possano più replicarsi. E tutto questo succede in un sistema di potere italiano che teoricamente nel suo complesso dovrebbe essere dominato dalla destra e dal punto di vista dell'informazione evidentemente così non è.
[00:07:55] Speaker B: Yuri, chi segue inoltre sa della vicenda dei molti esposti, molto circostanziati che tu hai mandato in riferimento a tanti casi che sono capitati nel mondo dei media italiani, televisivi, sui giornali, probabilmente anche a radio, su internet, sui social, a diversi ordini regionali e anche all'ordine nazionale. Raccontaci un po' la storia dal tuo punto di vista e quale è stato poi l'esito di questi esposti che sono previsti dall'ordinamento dell'ordine dei giornalisti. Sono un diritto che il cittadino ha di eventualmente segnalare casi come quelli che tu hai segnalato.
[00:08:52] Speaker C: Cominciamo dai fatti.
Nell'estate dell'anno scorso, cioè alla fine di luglio dell'anno scorso, ho cominciato a inviare una serie di esposti ai competenti ordini territoriali.
I filoni di questi esposti erano sostanzialmente due. Da un lato esposti rivolti all'accertamento di possibili violazioni deontologiche, per la pubblicazione da parte di giornalisti o da parte di direttori di testate giornalistiche di notizie inveritiere sopra questo o quel fatto, sopra questa o quella circostanza.
Notizie quindi pubblicate in ipotetica contravvenzione all'obbligo di verità sostanziale dei fatti cui sono tenuti i giornalisti. Un altro filone invece era costituito da esposti rivolti contro articoli, militanze social, dichiarazioni, interviste televisive eccetera con portata antisemita.
comportata di discriminatoria o di molestia antiebraica.
Questi erano sostanzialmente i due filoni di questi esposti, che sono una certa quantità, nemmeno tantissimi, insomma alcune, forse qualche decina, ecco, diciamo questo.
Gli ordini non hanno mai sostanzialmente risposto in nessun modo, hanno lasciato sepolti questi esposti, nonostante mie sollecitazioni affinché le cose fossero quantomeno valutate.
Una premessa banalissima, ma è ovvio che si trattava, come sempre si tratta, di sollecitazioni di intervento, non necessariamente, come dire, sono ipotesi di violazioni deontologiche.
esposte allo scrutinio degli organi interessati.
Sono rimasti sostanzialmente sepolti, non c'è stata nessuna forma di intervento, c'è stata qualche sporadica iniziativa di archiviazione con motivazioni più o meno consistenti e nulla. Il punto quale, accennava a questo Carmelo Parma poco fa, Tutti questi esposti cominciano a essere inoltrati alla fine di luglio dell'anno scorso. Il 4 agosto dell'anno scorso una nota del presidente del consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti diceva che occorreva opporsi a questa pratica di esposti seriali che avevano l'unico scopo di intimidire giornalisti accusati soltanto di fare il loro lavoro e quindi con un'operazione del tutto irrituale e ovviamente scomposta l'ordine dei giornalisti, per il tramite del proprio Presidente, cioè per il tramite del proprio vertice, interveniva in questo modo, ripeto, irrituale e illegittimo, a contrasto di una iniziativa che, ripeto ancora, poteva nel caso specifico, in uno o l'altro caso specifico, essere fondata o no, ma ovviamente supponeva uno scrutinio nel merito, con archiviazione o invece con apertura del procedimento, eccetera. Questo è stato. Il passo successivo, poi dopo chiudo, il passo successivo qual è stato? E siamo a un periodo più recente.
Una serie di questi esposti appartenenti al secondo filone di cui parlavo prima, cioè il filone degli esposti rivolti con propalazioni antisemite, si fondava su ipotetiche violazioni riferite alla definizione di antisemitismo di di International Holocaust Remembrance Alliance, IRA, tanto per intenderci, cosa di cui si è discusso a livello parlamentare recentemente, come sappiamo. La bella iniziativa che ha assunto l'ordine dei giornalisti è stata quella di, tra virgolette, abbandonare il riferimento alla definizione di antisemitismo adottata non da oggi, da International Holocaust Remembrance Alliance, una definizione di antisemitismo che in realtà non è stata introdotta adesso, ma è stata fatta propria dall'Italia ormai da molti anni.
È stata fatta propria dall'Italia uniformandosi peraltro a orientamenti e deliberazioni in sede di Unione Europea, di Commissione Europea, eccetera.
Quindi abbiamo per intenderci, un ordine dei giornalisti che per un verso tenta di tenere in sepolti questi esposti e poi nell'impossibilità di trattarli assumendo decisioni difendibili ricorre all'espediente di liquidarli.
tra virgolette, abbandonando quella certa definizione di antisemitismo.
Ora, assumendo iniziative per esempio di interrogazioni parlamentari, eccetera, rivolte sulla scorta di quell'antica dichiarazione del Presidente dell'Ordine dei giornalisti, come dire, rivolta affinché siano assunti provvedimenti non si sa se repressivi o inibitori di che altro tipo contro la pratica, a me attribuibile perché non ce ne sono altre, di proposizione di esposti nei confronti di giornalisti cui si imputa di aver tenuto ora comportamenti di violazione del dovere deontologico di attenersi alla verità sostanziale dei fatti, ora di comportamenti invece di istigazione, di propaganda antisemita o di stigazione alla commissione di atteggiamenti o comportamenti discriminatori. Questo è molto in breve il quadro della situazione.
[00:16:40] Speaker B: da direttore di un piccolo giornale online che è nato anche sulla scorta di una considerazione sul conformismo di gran parte del cosiddetto circuito mediatico, soprattutto italiano.
cioè nel tuo pezzo sembra emergere una struttura stabile dell'informazione. La domanda è chi costruisce oggi l'agenda e con quali criteri si selezionano i colpevoli e gli intoccabili e come mai in qualche modo anche l'ordine dei giornalisti entra in questo meccanismo?
[00:17:20] Speaker A: Come mai, mi verrebbe da dare la risposta, apparentemente più banale, ma secondo me più pertinente. Su base ideologica, è ovviamente dell'ideologia di che è in grado di esercitare il potere di agenda settic-mediatica.
Perché il paradosso che evidenziavo prima è questo, cioè per ragioni che hanno pochissimo a che fare, dal mio punto di vista, con la loro superiore correttezza e moltissimo a che fare con la loro in preparazione con l'orodilettantismo, con l'incapacità di essere altrettanto scientifici.
I giornalisti di servizio della destra del potere non riescono, malgrado una quantità di mezzi mediatici a disposizione decisamente superiore, a non fare quest'operazione, a non riuscire a incrociare l'agenda giornalistica con quella delle bolle mediatiche digitali, a non riuscire a sollevare temi che suscitano riflessi pavoloviani nell'opinione pubblica e nei lettori o nei telespettatori rispetto a ad abitudini moralistiche, anticorruzione e così via che hanno coltivato nel corso degli ultimi decenni. Quindi il risultato è che, malgrado il potere oggi e anche il potere di fatto sulla gran parte delle testate italiane, quelle che fanno maggiore ascolto a partire dalle televisioni generaliste, non sia certamente dell'informazione di sinistra, l'informazione di sinistra continua a dettare quello di cui parlano anche i telegiornali che sono in teoria controllati dai giornalisti di destra. Quindi io do la spiegazione apparentemente più banale ma secondo me la più significativa.
Sono due forme di informazione uguale e contrarie, cioè funzionano sostanzialmente allo stesso modo ma con diversi livelli di capacità e di efficienza e l'informazione ideologica di sinistra riesce a sopravanzare quella di destra per una maggiore professionalità e, questo è il secondo aspetto, lo sottolineerà Yuri e io lo ribadisco, per il fatto che continua a controllare, così come per un certo verso, e si aprirebbe un altro discorso, il racconto, la retorica, la narrativa, la retorica di servizio dell'apparato giudiziario italiano continua a controllare l'agenda dell'informazione che conta, a partire dai vertici delle istituzioni sindacali ed ordinistiche attorno a cui i giornalisti sono sono raccolti. Quello che raccontava Iuri è molto significativo e lo dico proprio in termini deontologici, cioè noi abbiamo un ordine dei giornalisti che se qualcuno dice, guardate, forse sarebbe il caso di valutare se un giornalista può proprio dire che un ebreo francese è un assassino visto che Israele fa il genocidio, perché uno dei casi sollevati da Iuri è un caso di questo tipo, cioè uno che dice e poi i francesi sono poi alla fine degli assassini perché Netanyahu, Ben Giv, eccetera eccetera, oppure raccontare che no, i bambini del pogrom del 7 ottobre sono stati ammazzati, ma è una fake news che siano stati bruciati, sono stati ammazzati e quindi è falso che siano stati bruciati. Ecco che questo racconto qui nel momento in cui viene indicato, ripeto, perché questo è importante, Iuri non ha denunciato a un giudice questi qui, ha detto all'ordine dei giornalisti, guardate, queste cose si possono dire in Italia secondo il vostro codice ideologico, a cui loro avrebbero potuto rispondere, sì, si possono dire, siamo tutti d'accordo.
Il fatto stesso che Iuri abbia sollevato questa cosa ha fatto diventare Maria Prado il censore della libera informazione italiana. E così succede anche ad altri personaggi che, per esempio, mettono in discussione il fatto che il professor Dorsi e l'onorevole Di Battista bivacchino nella trasmissione italiana raccontando le stronzate del Cremlino e se qualcuno gli dice il vostro avanti indietro con Mosca è esattamente che cosa ci rappresenta, come mettete in discussione la loro rispettabilità, questa è una vera e propria diffamazione, ecco c'è questo quadro. E poi quando decine di magistrati italiani sotterrano sotto tonnellate di querele o di azioni per danni dei giornalisti che semplicemente raccontano i loro insuccessi, non faccio i nomi dei magistrati italiani perché non voglio candidarmi ad arricchire la loro già ricca pensione, questi magistrati querelano, o fanno azioni per danni, per centinaia di migliaia di euro, i giornalisti che non è che dicono sei un pezzo di merda, dicono come è possibile che tu hai arrestato 300 persone e poi 200 di queste 300 persone sono state scarcerate, oppure come è possibile che tu hai archiviato un'indagine da cui poi si è scoperto che si apriva un filone invece investigativo molto rilevante. Ecco, questi qui vengono sotterrati sotto tonnellate di di querele e odiazioni per danni e l'odio ai giornalisti caccia.
Cioè in Italia ci sono giornalisti, faccio un po' di noi perché è importante farli al dottor Chiaro, Danilo Riprandi, Erme Santo Nucci, Piero Sansonetti e ce ne sono degli altri, che hanno decine di cause con magistrati italiani, ma non perché hanno detto, ripeto, a dei magistrati italiani che sono dei pezzi di merda, perché hanno detto a dei magistrati italiani che hanno fatto dei fallimenti giudiziari e hanno messo in discussione la loro professionalità. su questo l'ordine dei giornalisti tace e invece davanti a di battista che racconta sulle televisioni italiane il solo via pensiero o davanti a giornalisti che spiegano che c'è il genocidio e che ci sono i liberi giornalisti di Gaza che raccontano il genocidio e scatta immediatamente la difesa corporativa e chi mette in discussione la loro parola deve essere censurato.
Marco Pannella, da una parte abbiamo ancorché minoritari, i capaci di tutto, c'è questa informazione democratica, tra virgolette, e dall'altra parte abbiamo dei buoni a nulla. Cioè abbiamo gente che tenta, pestando l'acqua nel mortaio e rimestendo un po' di fango, di danneggiare i propri nemici, ma non riesce neanche a dettare l'agenda setting dell'informazione italiana.
[00:25:02] Speaker B: Iuri, ti faccio un'ultima domanda anche sulla scorta di quello che ha raccontato adesso Carmelo, ma soprattutto anche sulla scorta della tua esperienza diretta.
Esiste oggi in Italia un rischio concreto di effetto dissuasivo per chi prova a contestare certe narrazioni anche sul piano giuridico?
[00:25:31] Speaker C: Sì, sì, senz'altro.
Facciamo questo discorso brevemente. Su questa faccenda a mio giudizio semplicemente inaudita del Presidente dell'Ordine dei giornalisti che, come ripeto, il 4 agosto emette quella nota su cui poi intervengono gli articoli del fatto quotidiano di articolo 21, l'avvocato pro israele che fa esposti a nastro in sé.
Su questa cosa chi è intervenuto tra gli appartenenti al giornalismo corporato?
Come immaginate, ci conosciamo, non lo faccio in maniera servile questo rilievo, è intervenuto Carmelo Palma, è intervenuto Filippo Piperno, cioè il complesso, non il complesso, la totalità del giornalismo associato non ha avuto nulla da osservare a proposito di un comportamento di quel tipo e cioè di un rappresentante, anzi del vertice del giornalismo corporato che interviene a gamba tesa in maniera totalmente irrituale contro un cittadino che svolge, formula una serie di esposti che possono essere, come dire, fondati o no, ma devono essere giudicati nel merito secondo criteri prestabiliti e poi possono avere questo o quell'esito ovviamente.
Quindi questo senz'altro esiste, cioè c'è questo profilo.
Vorrei essere chiaro su questo. Se il criterio è che il giornalismo associato, cioè il giornalismo professionale, può dire quel cazzo che vuole, quando vuole, come qualunque altro cittadino e poi ne risponde di fronte alla giurisdizione, non alle istituzioni ordinistiche, a me va benissimo, ma se fin tanto che esiste un codice che si è dato l'ordine dei giornalisti, cioè un codice che prevede certe regole, certe criterie eccetera eccetera, ebbene occorre che sia, non voglio nemmeno dire rispettato, ma diciamo considerato, no?
se qualunque giornalista può dire quel cazzo che vuole va benissimo, va benissimo e amen.
Se non è così, cioè se quel codice ha una sua ragione di esistenza, il fatto di mandarlo in desuetudine, perché di questo si tratta, cioè il fatto che l'ordine dei giornalisti contravvenga sistematicamente in protezione corporativa alla propria presunta legalità, denuncia un un degrado molto grave, io credo, del tenore dell'informazione eccetera eccetera.
Questo è proprio il punto. Quindi questo problema esiste, voi capite, cioè Carmelo con il suo articolo lo ha rilevato e tu come direttore che ha pubblicato l'articolo lo hai rilevato, ma voi vi rendete conto della follia, no? Di un ordine che si riduce istigare la proposizione di interrogazioni parlamentari perché un tizio che non conta nulla come sono io propone una serie di esposti fondati o no a come dire con la richiesta che siano valutati dei comportamenti di ipotetica violazione ontologica vuol dire è molto peggio che il renudo cioè siamo siamo siamo a all'ultimo stadio del degrado civile politico dell'informazione di questo disgraziato paese.
E come ripeto, a me la cosa che fa più impressione non è tanto quella nota del Presidente dell'Ordine del Consiglio nazionale, o come cavolo si chiama, e l'assenza di reazione rispetto a quella nota. Cioè i giornalisti, quanti sono? 14.000, 15.000, 20.000, non so quanti sono, hanno continuato a fare il proprio lavoro come se quella cosa non esistesse.
Io mi permetto di non considerarlo un dettaglio irrilevante.
[00:30:30] Speaker B: Va bene, grazie Iuri.
Si conclude questo episodio di Spin-Off, il podcast di Inoltre. Io vi do appuntamento al prossimo episodio. Ringrazio Carmelo Palma e Iuri Maria Prado e arrivederci alla prossima.
[00:30:49] Speaker C: Grazie, arrivederci.
[00:30:50] Speaker A: Arrivederci a tutti.
Avete ascoltato Spin-Off, il podcast di Inoltre.