Ep. 9: La fede sequestrata: Trump, Maga e il Vangelo patriottico

Episode 9 April 20, 2026 00:40:54
Ep. 9: La fede sequestrata: Trump, Maga e il Vangelo patriottico
Spin-Off: il podcast di InOltre
Ep. 9: La fede sequestrata: Trump, Maga e il Vangelo patriottico

Apr 20 2026 | 00:40:54

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Show Notes

La deriva messianica del trumpismo, il nodo irrisolto dell'immigrazione e la sfida al liberalismo: Alfonso Lanzieri, docente di filosofia alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, analizza il cortocircuito tra politica e religione nell'America di Trump. Un fenomeno che sequestra il Vangelo per farne bandiera partitica, trasforma l'avversario politico in nemico escatologico e alimenta il complottismo. Con uno sguardo sull'Europa e una domanda aperta: quale Occidente vale davvero la pena difendere?

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Episode Transcript

[00:00:00] Speaker A: spin off il podcast di inoltre buongiorno a tutti e benvenuti a questa nuova puntata di spin off il podcast di inoltre io sono raffaele magaldi e oggi abbiamo con noi alfonso lanzieri per parlare con lui del suo articolo l'attacco a papa leone quattordicesimo e la deriva messianica del trampismo Alfonso è docente di filosofia alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale di Napoli e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Nola a Cerra, di cui è anche direttore. Buongiorno Alfonso, grazie di aver accettato l'invito di inoltre e benvenuto. [00:00:42] Speaker B: Ciao a te, grazie dell'invito e sono molto felice di poter essere qua con te. [00:00:50] Speaker A: Allora, io inizierei ripercorrendo tutte le ultime performance dell'amministrazione Trump per quello che riguarda gli interventi su tematiche religiose e teologiche, partendo da JD Vance che qualche mese fa insegnava l'ordo a Morris per giustificare l'intervenzionismo americano dal punto di vista militare, passando anche dai video assolutamente raccapriccianti della consulente spirituale del presidente Trump, Paula White, e poi ricordiamo lo stesso Trump che dice che il Papa è un perdente, un loser, Mike Johnson che spiega a modo suo la lettera ai romani, per arrivare infine a Pete Hexhead che ieri, l'altro giorno, invece davanti al Pentagono si è lanciato in una citazione di Ezekiel 25,17 ma nella versione sballata di Pulp Fiction. Nel tuo articolo tu parli di politizzazione della chiesa e teologizzazione della politica. Spiegaci un po' che cosa intendi con questo. [00:01:53] Speaker B: Sì, anzitutto devo confessare il mio debito nei riguardi di uno storico cattolico che si chiama Massimo Fagioli che ha scritto un libro uscito l'anno scorso dal titolo Daddio a Trump e questa espressione, come dico nell'articolo, in qualche modo è connessa al discorso proprio di Massimo fagioli che poi chiaramente tento anche in qualche modo di personalizzare. Cosa significa politicizzazione della religione? Significa una cosa in fondo molto semplice e cioè la religione che diventa strumento diretto di lotta politica. anziché essere, diciamo così, una dimensione che ha a che fare con l'ambito pre-politico e che resta dunque autonomo, separato dalla politica. Chiaramente separato non significa che si tratta di mondi che non si incontrano mai o che non si influenzino vicendevolmente, questa sarebbe un'idea totalmente astratta, totalmente fuorviante anche. E' ovvio che la sfera religiosa incontra e influenza quella politica e tuttavia quando la prima diventa strumento diretto, ripeto, di lotta politica ecco che siamo nei confronti, siamo di fronte ad una vera e propria politicizzazione. della fede che diventa partito, che diventa bandiera partitica, che diventa di parte, che vuole in un certo qual modo assimilare la lotta politica e dunque sostanzialmente uscire dalla coscienza individuale, dalla fede personale del credente e diventare dottrina politica che sequestra in fondo sostanzialmente in questo caso il Vangelo, che sequestra Gesù e per essere molto espliciti visto che parliamo del cristianesimo chiaramente, che sequestra Gesù e quasi ne fa il segretario di un partito, quasi ne fa il presidente, il leader di una parte politica e si tratta chiaramente di un'operazione ideologica molto pericolosa perché annettere Dio alla propria causa politica significa sostanzialmente sequestrare l'assoluto per sé e presentarsi come il bene contro il male, no? Perché se Dio è con noi evidentemente Dio non sarà con i nostri avversari politici e quindi chiaramente la guerra, la guerra civile, la guerra politica è già alle porte. e nel contempo c'è anche una politica che diventa guerra di religione perché poi chiaramente le due le due fatti specie per così dire si richiamano a vicenda no? Per cui l'altro non è più il mio avversario politico ma è semplicemente l'antagonista di una guerra escatologica no? In cui ne va non più della politica di destra che prende i voti rispetto alla politica di sinistra, in cui non ne va più di una certa politica fiscale che si afferma rispetto a un'altra politica fiscale, in cui non ne va più di un indirizzo politico per l'università che vince, che ha la prevalenza su un altro tipo di indirizzo politico per l'università o in politica estera o insomma tutti gli argomenti che possiamo tirar fuori quando parliamo di politica ma si tratta di battere il male, di battere l'anticristo, di battere coloro che vogliono la rovina del mondo, la rovina dell'umanità più genuina e vogliono sostanzialmente trasfigurare l'uomo e farne una larva. Insomma, si tratta di combattere il demonio, si tratta di combattere il diavolo che si presenta con l'effigie, con il profilo dell'avversario politico. In questo caso l'avversario politico sono i democratici, sono i WOC, sono Biden e quando questi avversari non sono come posso dire evidenti, diventano però degli avversari occulti che agiscono col volto degli avversari che invece si vedono, anzi dei nemici che si vedono. Per cui, detto in termini più espliciti, il complottismo, no? Quante volte sentiamo da parte della popolazione maga da parte del sinedrio e della cultura trumpista, teorie del complotto dai vaccini fino alle grandi agenzie internazionali legate alla sanità oppure legate ai diritti umani eccetera, tutto fa parte di un grande piano per distruggere l'uomo, per distruggere l'immagine di Dio nel cuore dell'uomo eccetera eccetera. Ecco e quindi io credo che siamo davanti a un fenomeno, come dicono anche chiaramente degli osservatori molto più accreditati anche dei del sottoscritto, perché conosco nella situazione americana in modo dettagliato, siamo davanti a un fenomeno molto grave che ormai sta sprigionando tutta la sua negatività perché, voglio dire, anche un cieco si rende conto che, appunto, passano anche gli episodi che hai citato poco fa, no? per dire che siamo davanti a una deriva che davvero deve preoccuparci tutti perché parliamo di un di quello che è ancora il più potente o uno dei più potenti paesi del mondo che è guidato però da questa elite che gode però chiaramente che ha goduto perlomeno di un supporto da parte della comunità cristiana sia di parte protestante che anche cattolica poi ora le proporzioni sinceramente non le conosco ma di fatto anche i cristiani e io lo sono devono interrogarsi su come sia stato possibile dar credito, supportare questo tipo di discorso che si affermava negli ultimi anni negli Stati Uniti. [00:09:17] Speaker A: Ecco, mi voglio collegare a quello che hai detto sul complottismo, perché leggevo proprio in questi giorni una teoria del complotto che a me risulta abbastanza nuova, non so se tu magari ne hai già sentito parlare. Comunque, leggevo questa cosa secondo cui la Chiesa Cattolica è uno dei principali favoreggiatori dell'immigrazione clandestina negli Stati Uniti. Parlando di questo mi sembra un tema su cui creare questo complottismo sull'immigrazione usata per creare scompensi nella popolazione sia comunque un tema quando si parla proprio semplicemente dell'immigrazione in sé diventa una questione molto delicata su cui poi la gente reagisce anche in maniera molto emotiva questo genera una forte polarizzazione e questa sensazione di essere davanti a una battaglia tra il bene e il male su cui l'amministrazione Trump, il movimento MAGA, fa molto affidamento per tenere presa sui loro seguaci. Però questo appunto è una cosa su cui siamo particolarmente sensibili anche noi in Europa e quindi ti voglio chiedere, secondo te quanto questo modo di ragionare, di gestire la discussione pubblica può essere pericoloso anche qui in Europa in questo momento? [00:10:51] Speaker B: Tocchi un punto molto delicato sul quale prima o poi bisognerà fare i conti, in maniera forse un po' più decisa. rispetto a come lo si è fatto fino ad oggi, perché quello dell'immigrazione è oggettivamente un nodo cruciale ed è anche un nodo molto difficile. Parto da una notazione teorica che però secondo me poi ha dei risvolti pratici molto seri. Io credo che ogni bugia o ogni idea nefasta sia tanto più pericolosa o sia tanto più grave, quanto maggiore è la quantità di verità di cui è portatrice. Ogni bugia, ogni idea, appunto, anche pericolosa, lo è tanto più quanto maggiore è l'elemento reale dal quale parte. Ora, non c'è dubbio che il fenomeno migratorio sia portatore di problemi nelle nostre società. Sotto questo aspetto io credo che la politica democratica, utilizzo questa parola come termine ombrello per tenere dentro progressisti, centristi, tutti coloro che in qualche modo non sono destra reazionaria o destra conservatrice tradizionalmente intesa, credo che abbiano troppo sottovalutato questo aspetto e abbiano troppo diciamo così, risposto negli ultimi anni con dichiarazioni di principio tanto belle sulla carta quanto inefficaci nella realtà. perché poi le persone concrete nelle periferie anche della nostra Europa dovevano fare i conti con quartieri che cambiavano, con pace sociale che in qualche modo veniva meno e questo non perché le persone che sono giunte in Europa siano ovviamente moralmente diciamo così, più cattive degli abitanti dell'Europa. Questa è un'assurdità evidentemente, ma perché il fenomeno migratorio massiccio in se stesso, in quanto tale, porta una complicazione dal punto di vista dell'assetto sociale? non riconoscere questo secondo me è stato fornire un grande assist a questa retorica anti immigrazione che vede nell'immigrazione non soltanto un problema politico da gestire ma un problema culturale sul quale puoi costruire una retorica antropologica, meglio una battaglia antropologico morale, cioè voi volete un certo tipo di umanità, voi progressisti, liberali eccetera, un'umanità ibrida Un'umanità, chiedo scusa per i termini che sto per usare, ma semplicemente è una certa retorica che li utilizza. Un'umanità fluida, una umanità senza radici, una umanità senza identità, una umanità senza volto, una umanità che non si riconosce più in nessuna comunità, mentre noi siamo quelli dell'umanità che invece si riconosce nella calda comunità di un tempo, nelle calde radici di una volta che voi volete distruggere. Quindi sotto questo aspetto presentarsi come l'alternativa del buonsenso antropologico contro l'esperimento antropologico di cui sarebbero portatori gli esponenti, le élite che sono globaliste ecco dei progressiste liberali eh con dentro anche i cattocomunisti no? Che non che che sono l'alleato di queste dissennate politiche beh è è stato un gioco facile e secondo me noi dobbiamo partire da questa consapevolezza perciò dicevo che il nodo eh è molto delicato. Chiaramente io non sono un politico, non ho la ricetta per questo, ma registriamo che lo status questionis è questo. Dopodiché c'è anche un altro aspetto che va considerato proprio alla luce della politicizzazione del cristianesimo della quale parlavamo prima. Perché? Perché quando il cristianesimo viene politicizzato e diventa instrumentum regni, possiamo dire così, e diventa partito, quando Gesù viene sequestrato per una certa battaglia partitico ideologica, chiaramente il cristianesimo perde o tende a perdere una delle sue caratteristiche fondamentali e qual è? L'universalità. Il cristianesimo di Trump non è un cristianesimo universale, è il cristianesimo di una certa figura umana. Io non amo molto l'utilizzo dei termini e delle espressioni che sto per utilizzare perché sono spesso utilizzati in chiave ideologica secondo me, ma il cristianesimo di Trump è il cristianesimo dell'uomo bianco che parla inglese o comunque occidentale è anglosassone, diciamo così, non è certamente un cristianesimo aperto ai latinos, non è un cristianesimo aperto alle persone di colore, è un cristianesimo settario, è il cristianesimo di qualcuno. questo è un altro aspetto molto pericoloso per questo la politica anti immigrazione molto aggressiva negli scorsi mesi abbiamo visto veramente delle immagini che oso definire insomma vergognose, raccapriccianti, dei centri di detenzione dei migranti negli Stati Uniti, dove delle persone venivano fotografate mezze nude proprio a toggere la dignità della persona che anche un migrante irregolare ha, anche se ha commessoriati, non può essere deumanizzato in quel modo. ma è tutto parte di una certa teologia politica che fa del cristianesimo non una religione universale, che perde l'universalismo cristiano e ne fa invece, fa del cristianesimo invece, un fatto nazionale, è nostro. Il cristianesimo serve a difendere la nostra nazione, la nostra razza, purtroppo devo usare questo termine, che ha chiaramente dei rimandi inquietanti, per difendere il nostro sangue. Per cui il cristianesimo nel momento in cui viene politicizzato diventa il cristianesimo di casa mia che ovviamente si oppone a casa tua. La mia sicurezza, la mia famiglia, la mia razza, il mio recinto. Mentre il cristianesimo invece è l'annuncio del Vangelo a tutte le genti. Dice Paolo non c'è più né schiavo né padrone né giudeo né greco eccetera eccetera. Non esistono più queste queste distinzioni. Certo sussistono finché siamo in hoc seculo e tuttavia queste distinzioni ormai iniziano a perdere di forza davanti all'annuncio di Cristo che l'annuncio per per tutti, per i macedoni, per i greci, per i fenici, per gli egiziani, per i romani, eccetera eccetera. Questo però, se posso aggiungere un'altra cosa in 30 secondi, appunto è un tema, come dicevo, sul quale bisogna spendere, se possibile, tutta la nostra intelligenza e tutta la nostra conoscenza. perché mentre stiamo parlando, meglio in questi anni, non esattamente in questo momento, si sta diffondendo un pensiero che viene definito post-liberale, che è appunto una concezione che immagina il liberalismo, per cui società aperta, diciamo così, in qualche modo di periferizzazione, degli stati nazionali e della loro sovranità, no? Tutte quelle caratteristiche che abbiamo conosciuto in particolare negli anni 80, 90, quando sembrava che, e nei primi 2000, no? Quando sembrava che questa impostazione finalmente fosse diventata quella egemone. Bene, l'impostazione liberale sarebbe, secondo il post liberalismo che ha proprio negli Stati Uniti, in molti esponenti anche alcuni vicini chiaramente al mondo maga, sarebbe un'impostazione che priva l'uomo di ciò che invece l'uomo ha bisogno, cioè il radicamento di una comunità, cioè l'identità, cioè la tradizione eccetera. Il liberalismo sarebbe una sorta di religione degli dèi deboli, così si dice in certa letteratura post-liberale, mentre bisognerebbe tornare agli dèi forti, appunto post-liberali. E questa idea è un'idea molto pericolosa, anche questa, perché si lega, si connette, Per esempio, ciò che dice Dugin, tanto per citare una voce russa che non sarà esattamente l'ispiratore di Putin, come è stato detto, ma è una voce che in qualche modo ci informa di una certa cultura che certamente influenza anche a quelle latitudini. quella voce la Dugin appunto sostanzialmente imposta la sua visione in un modo molto simile, cioè basta con l'uomo globale, basta con la fine della sovranità nazionale, basta dunque con le istituzioni transnazionali, no? Torniamo alle appartenenze territoriali, no? Torniamo alle radici cui ciascuno di noi appartiene, e alle quali ciascuno di noi deve sostanzialmente, come dicevo, tornare. Qual è la trappola di questa impostazione? La trappola è la seguente. tuo destino sta nella tua provenienza. Nella tua provenienza c'è anche il tuo destino. Questo non è affatto il messaggio cristiano. Il tuo destino non sta nella tua provenienza ma da un appello che sta davanti a te e ti chiama a uscire da te. Quest'idea che la comunità calda, la tradizione del mio popolo, il sangue della mia terra eccetera eccetera si sposi bene col cristianesimo è un'eresia. Il cristianesimo invece è ciò che ti chiama a uscire esattamente dai legami di sangue non perché questi siano cattivi ma perché sono relativizzati rispetto a un appello che rompe le appartenenze naturali, terrene e familiari. Nella carne e nel sangue te l'hanno rivelato dice Gesù a Pietro e dice ancora in un altro passo chi mette in pratica la mia parola quella è la mia famiglia dice Gesù cioè I legami familiari e anche quelli nazionali sono relativizzati nel Vangelo e in questo senso allora secondo me ci sarebbe, c'è una chance del cristianesimo se ripensa quanto cristianesimo ci sia nella tradizione liberale o del, meglio, del liberalismo, cosa di cui purtroppo ci siamo un po' dimenticati negli ultimi anni. [00:25:19] Speaker A: Ecco ti ringrazio perché hai veramente messo molta carne al fuoco e ho preso diversi appunti mentali su alcune cose che sarebbe molto interessante approfondire. Penso ora però in particolare alla questione identitaria per quello che riguarda magari un elettore maga di fede cattolica che a questo punto si trova un po' sperduto perché non può chiaramente accettare questo tipo di atteggiamento, di critica esplicita nei confronti del capo della Chiesa Cattolica, del Papa. Però immagino sempre, anche un po' per esperienza personale di persone che conosco, che davanti a questo dilemma finiscono comunque per scegliere, magari un po' di malavoglia, ma comunque scelgono di stare dalla parte di Trump, di stare dalla parte dei MAGA, perché poi esce il pensiero che comunque l'altro è peggio, c'è il woke, la minaccia, le tradizioni eccetera. E questo tu nell'articolo lo accenni anche parlando esplicitamente di pretesa di difendere l'occidente, i valori dell'occidente. A me questo ricorda molto quelle che Timothy Snyder, lo storico americano molto autorevole in queste cose, definiva politics of eternity, cioè le politiche dell'eternità, che lui descrive proprio come la costruzione artificiosa di una storia del proprio popolo che in gran parte non è non è veritiera e quindi la difesa attorno a questa storia comune è un po' quello dietro cui si nasconde l'ideologia maga in questo caso. Secondo te quanto in questo senso è importante a questo punto la presa di posizione esplicita dei vescovi americani che hanno difeso espressamente il Papa, diciamo, parlando esplicitamente anche di quello che dicevi proprio tu, del senso del Vangelo, non come chiudersi, ma questo andare incontro. Quindi ti chiedo, secondo te quanto questa presa di posizione può influire sulla coscienza di quei cattolici che sono però schierati nel Movimento Maga a fianco di Donald Trump? [00:27:47] Speaker B: Beh, io credo che possa influire molto e credo sia molto importante la presa di posizione dei Vescovi americani, che in qualche modo fa seguito ad una serie di prese di posizione di Papa Leone. che negli ultimi tempi ha sostanzialmente condannato in modo esplicito, pur senza fare i nomi, ma voglio dire era abbastanza chiaro quale fosse il riferimento, ha condannato in modo esplicito l'utilizzo di Dio per fare la guerra, perché sostanzialmente quando si bombarda un paese E lo si fa perché noi siamo il paese cristiano che deve salvare il mondo. Chiaramente è una bestemmia quella perché non si può chiamare in casa Dio per fare la guerra. e con ciò non è detto ancora nulla rispetto all'opportunità o meno di intervenire in Iran eccetera. Queste poi sono questioni politiche, il punto è non farne una questione di appunto di sequestro religioso del politico. L'importante è questo. è certamente importante la presa di posizione dei Vescovi Usa anche perché, e questo è un elemento sul quale io richiamerei l'attenzione, sostanzialmente l'elemento sovranazionale del papato in questo momento storico sta venendo fuori come un elemento prezioso. Negli ultimi decenni, negli ultimi anni, eccetera, pensato poco, ma il fatto che la chiesa cattolica non sia una chiesa nazionale, lo dico chiaramente con tutto il rispetto possibile per i fratelli protestanti, ci mancherebbe altro, ma il fatto che la chiesa cattolica non sia una chiesa nazionale, ma sia una chiesa sovranazionale, cioè che ha il suo centro nel papato, che tra l'altro gode anche di una certa autonomia temporale con la città del Vaticano, ecco questa autonomia è anche garanzia di libertà, di libertà di parola da parte del leader della Chiesa Cattolica che può anche presentarsi come colui che ha una voce alternativa rispetto all'andazzo o all'indirizzo, se si vuole usare una parola migliore, dei potenti del momento o di alcuni potenti del momento. Per questo è molto importante la presa di posizione di Vescoviusa perché si connette a questa macchina autonoma e indipendente della Chiesa Cattolica mondiale che ha quell'autonomia per potersi anche in qualche modo contrapporre a certe logiche. Questo chiaramente è nel bene e nel male, è lungi da me sventolare la bandiera cattolica della ditta per la quale in qualche modo faccio il tifo, assolutamente, non è il mio stile, ma in questo caso però credo che sia oggettivo il fatto che l'indipendenza del papato e il suo ruolo sovranazionale sia stato un elemento positivo nella situazione data. Difendere l'Occidente, ecco, qui bisogna intendersi perché difendere l'Occidente, quale Occidente? Bisogna prima chiedersi questo, no? Perché, per esempio, spero che il mio richiamo storico non risulti troppo rozzo, beh, anche in un certo qual modo anche i nazisti si proponevano di difendere l'elemento essenziale, l'elemento più genuino, no? della nostra civiltà, dall'attacco del veleno democratico, del veleno globalista. Loro non dicevano così, ma il senso era più o meno questo. Quindi si tratta di capire quale Occidente bisogna difendere. Certamente Trump e certamente l'universo maga non difende l'Occidente liberale, l'Occidente fondato sulla distinzione tra potere e verità, non difende l'Occidente che crede nel pluralismo democratico, non difende l'Occidente che crede nella democrazia come come quella forma di governo che può garantire rispetto a tutte le altre che abbiamo inventato fino a questo momento il maggior numero di diritti e la maggior quantità di benessere per l'essere umano, ma difende un'altra idea di Occidente, difende l'Occidente della società chiusa. difende l'Occidente che nel corso dei secoli ha in qualche modo, o meglio, più che nel corso dei secoli, chiedo scusa, nel corso degli ultimi due secoli in qualche modo si è opposto all'illuminismo e ai valori più importanti che dall'illuminismo ci vengono. Sostanzialmente difendono tutto ciò che che nella storia dell'Occidente è stato setacciato e di volta in volta messo da parte. Se uno ci fa caso, tutto ciò che nella storia dell'Occidente è stato di volta in volta, secolo dopo secolo, in qualche modo messo da parte, come ciò che abbiamo riconosciuto come nocivo, come negativo, viene recuperato, no? Allora società chiusa, società aperta. Meglio la società aperta, ma loro difendono la società chiusa. Ragione o forza? Cosa deve guidare la società? La ragione, ma loro vogliono una società fondata sostanzialmente sulla forza, no? Sull'emotivismo irrazionale. Basti vedere l'ideologia antiscienza che muove buona parte del mondo maga. Democrazia oppure oligarchia. Noi abbiamo detto fondamentalmente democrazia ma loro vogliono una società sostanzialmente oligarchica. Separazione o unificazione tra politica e Noi abbiamo detto separazione, con tutti i problemi, con le tensioni che ne derivano, eccetera. Loro vogliono invece una politica religiosa e una religione politica, no? E quindi loro difendono un Occidente che ha questo profilo e dunque non difendono secondo me, ma spero secondo tanti altri, l'Occidente che valla la pena di essere difeso. Perché se l'Occidente che dobbiamo difendere è l'Occidente che vuole l'oligarchia, l'irrazionalismo, la società chiusa, beh, direi che varrebbe la pena mandarlo in malora, se l'Occidente fosse quello. Ma noi abbiamo lottato lungo i secoli per deviare la barca verso un'altra direzione. Io credo che fondamentalmente, e chiudo, stiamo vivendo un tempo caratterizzato da una sorta di rivolta neoromantica. È una rivolta antilluministica. la ragione, la scienza, la società aperta, il diritto, ecco tutti questi elementi che già in un certo romanticismo venivano messe in discussione come degli elementi che però ti allontanavano dalla vita vera, ti allontanavano dal flusso vitale, dalla freschezza della vita, che non si lasciano a chiudere nei concetti della scienza, nei concetti della ragione, in un progressismo frigido che non tiene conto del calore, dell'esistenza appunto che è qualcosa in più della scienza e del calcolo eccetera eccetera ecco noi stiamo vivendo una rivolta neuromantica di cui questi movimenti si fanno in qualche modo sono in qualche modo il volto l'incarnazione. [00:38:11] Speaker A: Bene, io chiuderei con un pensiero, se vogliamo, un po' di speranza. Non so se tu sei d'accordo in questo. Mi riferisco alla sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria, un primo segnale, un primo duro colpo non indifferente per la cosiddetta internazionale sovranista che ha legami consistenti con l'attuale amministrazione americana. Parlando appunto, restando sul discorso degli Stati Uniti, la forte risposta che abbiamo già citato dei vescovi americani, che ha suscitato anche una grande risposta da parte dell'opinione pubblica in difesa del Papa contro questa appropriazione indebita del messaggio cristiano da parte dell'amministrazione Trump. Non so se sei d'accordo su questo, se possiamo vedere in questo un trend che possa essere un segnale positivo. [00:39:04] Speaker B: No, no, certamente la vedo come segnale positivo. Chiaramente spero che il mio sguardo non sia, in qualche modo, influenzato dalla mia speranza. Perché chiaramente ho la speranza che l'internazionale sovranista possa essere sconfitta quanto prima e spero che questa speranza non influenzi il mio sguardo. è un primo segnale positivo e vediamo se altri poi ne seguiranno. Può darsi che le persone ormai si stiano rendendo conto che questa internazionale sovranista, se la vogliamo chiamare così, in qualche modo peggiora un po' le nostre vite, perché meno libertà, più guerre, più instabilità, più pazzia, follia nella comunicazione quotidiana, probabilmente qualcuno si sta rendendo conto questo rimedio rischia di essere peggiore della malattia che doveva curare. [00:40:23] Speaker A: Perfetto. Grazie davvero ad Alfonso Lanzieri per questa intervista. Io vorrei invitare di nuovo i nostri ascoltatori ad andare a leggere l'articolo di Alfonso sul sito di Inoltre. Il titolo, lo ricordo, è L'attacco a Papa Leone XIV e la deriva messianica del trampismo. Grazie a tutti per l'ascolto. Non mi resta che darvi appuntamento alla prossima puntata del nostro podcast e augurarvi una buona giornata. Avete ascoltato Spin Off, il podcast di Inoltre.

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