Ep. 19:Ankara, il vertice che apre la strada alla NATO 3.0

Episode 19 July 20, 2026 00:35:37
Ep. 19:Ankara, il vertice che apre la strada alla NATO 3.0
Spin-Off: il podcast di InOltre
Ep. 19:Ankara, il vertice che apre la strada alla NATO 3.0

Jul 20 2026 | 00:35:37

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Show Notes

Il summit di Ankara non ha prodotto fratture spettacolari né dichiarazioni roboanti, ma ha segnato un passaggio strategico: il ritorno del pragmatismo diplomatico e l’avvio di un riequilibrio dell’Alleanza Atlantica. Il generale Mario Greco analizza il rafforzamento del pilastro europeo della NATO, l’aumento degli investimenti nella sicurezza e nella difesa, il sostegno confermato all’Ucraina e il ruolo crescente dell’Italia e della Turchia nel Mediterraneo. Sullo sfondo resta la sfida decisiva per l’Unione Europea: utilizzare il tempo guadagnato dalla protezione atlantica per riformare i propri processi decisionali e conquistare una reale autonomia strategica. Il vertice di Ankara, dunque, non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di una trasformazione destinata a coinvolgere capacità militari, difesa digitale, industria, ricerca tecnologica e tutela delle infrastrutture e della vita quotidiana dei cittadini europei.

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Episode Transcript

[00:00:00] Speaker A: spin off il podcast di inoltre Buongiorno a tutti e benvenuti a questa nuova puntata di Spin Off, il podcast inoltre. Oggi abbiamo di nuovo con noi Mario Greco, generale di brigata dell'esercito italiano in riserva e analista di geopolitica. Lo abbiamo già sentito qualche giorno fa parlare prima del summit della Nato di Ankara e oggi lo abbiamo intervistato, lo intervistiamo per parlare del Post Summit nato di Ancara. Buongiorno Mario, bentornato di nuovo a Spin-Off. [00:00:43] Speaker B: Buongiorno Raffaele, grazie ancora per l'invito e per questa seconda opportunità di condividere il mio pensiero sul Summit di Ancara. [00:00:53] Speaker A: Per me è un piacere perché anche nell'altra puntata sei stato molto chiaro e molto informativo, suscitando molto interesse in quelli che sono stati gli argomenti che non vediamo trattati nella maggior parte dei media italiani, quindi la gratitudine è sicuramente di inoltre nei tuoi confronti e dei nostri ascoltatori e lettori. Allora, parliamo di come è andato questo summit. Ti dico la mia impressione di persona completamente profana in argomenti di strategia militare e quant'altro. Abbiamo avuto un po' la sensazione che non c'è stato tutto questo rumore, tutto questo questo movimento e che forse c'è stato molto pragmatismo e molta attenzione a non rompere le uova nel paniere. Tu cosa ci puoi raccontare dal tuo punto di vista privilegiato e specialistico? [00:01:52] Speaker B: Grazie innanzitutto per la domanda e per aprire così la nostra conversazione. Io sono d'accordo con l'idea che è stato fatto uno sforzo enorme da parte di tutti, quindi parlo in particolar modo dalle rappresentanze diplomatiche e quindi dalle cancellerie di tutte le capitali degli alleati, per fare in modo che questo summit avesse un tono di pragmatismo come tu molto correttamente hai sottolineato. E questo è successo. Il summit di Ankara in qualche maniera, dal mio punto di vista, il ritorno al pragmatismo diplomatico. Ritengo che il pericolo più grave, se mai fosse stato presente sulla scena internazionale, era la rottura del Patto transatlantico. questo pericolo in realtà non si è mai nemmeno paventato durante il Summit, per augura di tutti gli interpreti e per sostanziale desiderio da parte del Presidente degli Stati Uniti, ma di tutti gli alleati, di fare un passo gli uni verso l'altro. E questo è il contesto generale del Summit. Ma ci sono degli elementi fondamentali da considerare. Gli elementi fondamentali sono sia per quanto riguarda gli Stati Uniti e quindi il riequilibrio della postura americana all'interno dell'Allianza Atlantica e il riequilibrio della postura degli alleati rispetto alla posizione americana in ambito NATO, e poi ci sono dei punti e delle prospettive da considerare in termini temporali un po' più allungati per quanto riguarda la questione della difesa europea, intesa come difesa del convivente europeo, non sistema di sicurezza e difesa dell'Unione Europea, che non potrà esistere fino a che l'Unione Europea non si doterà di sistemi politici decisionali propri di una federazione di Stati. Io vorrei essere chiaro, questa è la mia opinione ed è soffragata da un gruppo di ricerche e anche da di altri colleghi a livello internazionale. L'Unione Europea può diventare un player globale anche a livello di sicurezza e difesa quando raggiungerà l'autonomia strategica, cioè quando sarà possibile in modo che gli Stati in qualche maniera segnino alcune deleghe, inclusa la politica estera da cui discende la politica di sicurezza e di difesa, la questione del mercato unico, la questione del processo decisionale che deve trasitare, deve evolvere a livello di assumere decisioni a maggioranza qualificata, anziché per totale assenso. Questo è il punto, ma la realtà vera è che i paesi europei, ad Ankara, hanno deciso di aderire e quindi hanno confermato l'evoluzione della Nato verso la Nato 3.0 attraverso il burden shifting, quindi vuol dire attraverso un'assunzione più onerosa di oneri finanziari per sostenere la difesa, la componente della difesa europea all'interno della Nato e questo permetterà naturalmente di riequilibrare il bilanciamento strategico all'interno dell'Allianza Atlantica, cosicché gli Stati Uniti vedranno finalmente riconosciuto quello che hanno fatto, potranno ridurre o comunque avere maggiore tranquillità nel guardare altrove dal punto di vista strategico e nello stesso tempo i Paesi alleati più alleati europei e Turchia potranno, investendo di più in difesa, in impegno politico e quindi in impegno militare, riequilibrare appunto questo bilanciamento strategico. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che la difesa del continente europeo ne guadagna in deterrenza e in efficacia. Totalmente diverso discorso va fatto per quanto riguarda cosiddetta difesa europea, intendendo la difesa dell'Unione Europea, perché come ripeto c'è un processo politico alle spalle che deve essere attivato e portato a conclusione prima che si possa parlare del famoso esercito europeo. Io credo che questo si possa considerare come l'iniziale incipit per poter proseguire la nostra conversazione. Quindi sicuramente un vertice positivo, sicuramente un vertice positivo anche dal punto di vista economico e finanziario, perché come molte stati internazionali e anche qualche stata giornalistica italiana ha ricordato, il vertice della NATO è stato anche una gravissima occasione di accordi di cooperazione nel comparto industriale della difesa, prevalentemente a favore delle industrie europee, in cui Leonardo, Rheinmetall, Thales, British Aerospace e altre hanno comunque giocato un ruolo fondamentale. Spero di aver risposto almeno inizialmente alla [00:07:17] Speaker A: tua Certo, certo, assolutamente, anzi come al solito molto chiaro, quindi ti chiedo a questo punto se vuoi entrare un po' nel dettaglio di alcuni di quelli che sono stati i punti secondo te importanti da sottolineare di questo summit. al di là del quadro generale che hai fatto ora, quindi della cooperazione europea che ne esce in qualche modo rafforzata, almeno dal punto di vista degli accordi che tu hai appena citato, delle grandi aziende che hanno non solo un interesse economico a questo punto, ma ovviamente anche un interesse strategico. Quindi ti chiedo se vuoi entrare un po' nel dettaglio di quelli che sono stati secondo te, i punti chiave che hanno portato un giudizio sommariamente positivo di quello che è stato questo summit di Ankara? [00:08:10] Speaker B: Io lo faccio molto volentieri e parto dalla questione politica. Siccome la NATO è un'alleanza politico-militare di scopo esclusivamente difensivo, Il più grande risultato è stato quello politico, perché la coesione dell'Alleanza Atlantica è stata confermata nel Nero Sammi Comunique, che è il documento ufficiale con il quale tutti i capi di Stato e di governo concordano nella versione ufficiale dei risultati del summit, si dice chiaramente che la coesione della Nato non è in discussione, così come la piena validità dell'articolo 5, così come l'intenzione di passare dal burden sharing al burden shifting, quindi questo famoso bilanciamento economico che significa bilanciamento strategico. La caratteristica fondamentale, che è politica prima di tutto dell'Ateneanza Atlantica, che è quella dell'adattamento all'ambiente strategico, passa questa volta per l'evoluzione e la transizione verso la Nato 3.0, che ricordo per tutto me stesso e vuol dire una maggiore, più coerente, significativa e importante presenza europea nell'ambito dell'Alzheimer. Il primo risultato è certamente politico, perché il risultato è chiaro. La formula che si è voluta usare, che io traduco dall'inglese, è un'Europa più forte in una Nato più forte. Questa frase è una frase, secondo me, significativa oltremodo, perché segna l'intenzione di tutti gli alleati europei dell'Alza Atlantica di voler investire nella NATO per costruire il pilastro europeo di difesa all'interno dell'Alza Atlantica, il che mi fa passare immediatamente un altro punto fondamentale. Il guadagno del tempo strategico. Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che la condivisione dell'idea che all'interno della Nato ci debba essere un pilastro europeo forte, deterrente ed efficace per tutti i motivi che abbiamo già detto, permette anche di pensare di poter guadagnare tempo strategico per chi e a favore di chi, per l'Europa a favore dell'Unione Europea, per poter innescare il processo di riforma dell'Unione stessa che porterebbe l'Unione a diventare una compiuta federazione di stati, con un processo decisionale politico di pianificazione dire adattato, modernizzato, quindi la possibilità di assumere anche per determinate decisioni a maggioranza qualificata e quindi poter costruire la dimensione della politica estera di sicurezza e difesa comune, da altri aspetti che sono necessari, incluso il mercato unico dei capitali e il sistema bancario, ma ci sono tantissimi altri aspetti che devono essere considerati, in modo tale che poi l'elemento difesa nelle mani dell'Unione Europea e lo strumento che serve per determinare l'acquisizione dell'autonomia strategica, che per adesso è scritta nei manuali, nei trattati, nei policy papers, ma non potrà mai consolidarsi fino a che queste caratteristiche e questi requisiti non vengono soddisfatti. Questo ha un riflesso naturalmente anche a livello nazionale, naturalmente, perché la discussione che si è fatta ad Ancara o comunque che si è accennata, che si è posta in essere ad Ancara, ha un riflesso sulla politica nazionale. degli Stati e se uno vuole guardare a quello che succede o quello che potrebbe succedere in Italia, naturalmente questa pulsione verso l'incremento delle spese in difesa per poter assumere un maggiore footprint strategico all'interno della NATO, per permettere che l'Unione Europea si riformi e quindi possa avere alla fine questa configurazione di player globale pienamente strategicamente autonomo, genererà sicuramente, particolarmente da adesso fino al prossimo anno, discussioni acervine, nelle quali non voglio entrare perché non mi interessa la politica nazionale, ma sicuramente sarà un tema di discussione. E' chiaro che c'è un tema che riguarda le spese di difesa. Ritorno su questo perché è fondamentale. Questo famoso 5% di investimento del prodotto interno lordo nella difesa genera molte perplessità e molte discussioni. Prima di tutto va ricordato, come abbiamo fatto anche nel precedente podcast, che si parla di una prospettiva strategica di 10 anni. che si parla di investimenti in capacità militari high-end and dual-use, quindi vuol dire che molte di quelle capacità, in particolar modo oggi in cui l'accelerazione dell'evoluzione tecnologica è così forte e così fluente nella vita di tutti i giorni, compreso il cittadino italiano medio, investire in difesa non significa comprare solo munizioni, carri armati, aerei, e questa è la tipica cifra del populismo, ma in realtà significa fare ricerca, sviluppo, innovazione e utilizzare le migliori tecnologie di cui il comparto industriale difensivo europeo è certamente capace, per metterle a disposizione, per rendere l'ambiente europeo più sicuro, più vivibile e più protetto dalle minacce esterne. Io richiamo solo l'attenzione su due aspetti. Primo, le minacce cibernetiche, o come io preferisco chiamarle, le minacce digitali, che sono pervasive, che sono assolutamente non attribuibili e che sono devastanti. Non è un segreto che, per esempio, un ospedale possa essere completamente messo in lockdown attraverso un sistema digitale, un malware digitale, o posso pensare alla distribuzione della corrente elettrica piuttosto che alla situazione dei treni, piuttosto che al sistema bancario. Pensate, per esempio, che nel 2029 entrerà in funzione l'euro digitale. Pensate se l'Unione Europea non si dovesse dotare di capacità di difesa cibermetica digitale di livello, un giorno potrebbe succedere che io vado a comprarmi il caffè e posso farlo solamente con il mio telefono perché c'è l'euro digitale e io non posso più comprare nulla. Questi sono degli esempi buttati solo per far riflettere. Quando si parla di difesa, si parla di sicurezza e di difesa. Tutti quelli che insistono nel dire che ce ne sono molti, che le spese militari sono solo per strumenti di morte, lo fanno chiaramente ed esclusivamente per spaventare e per diventare cognitivamente il loro interlocutore. Ci sono poi altri due punti che voglio sottolineare e li cito adesso non perché siano meno importanti, ma solo perché sono in un ordine mentale di una scaletta che mi sono preparato. L'Ucraina rimane al centro dell'interesse dell'Atlantica per motivi che conosciamo benissimo, ma questo non era scontato e questo è un aspetto fondamentale, perché la NATO ripropone il suo sostegno incondizionato all'Ucraina e questo si sovrappone perfettamente al supporto dell'Unione Europea all'Ucraina. E questo cosa vuol dire? Vuol dire che la membership dell'Ucraina verso l'Unione Europea è in una prospettiva un po' più lontana, verso la NATO. Qualora l'Ucraina riesca soddisfare tutti i criteri di ammissione è un dato consolidato. Questo è molto importante politicamente perché è un elemento di aggregazione politica, di coesione politica, di solidarietà all'interno della comunità euro-atlantica. C'è poi un aspetto, e concludo, che riguarda la dimensione strategica del Mediterraneo, o come abbiamo fatto cenno la volta scorsa, la salvatura delle direzioni strategiche del sud e dell'est. È stato ribadito chiaramente che nell'ambito dell'approccio strategico a 360 gradi dell'Alleanza Atlantica si deve cominciare a pensare le direzioni strategiche dell'est e del sud come saldate e in questa saldatura, guarda caso, Ancara, quindi la Turchia, i paesi del Mediterraneo e l'Italia in particolar modo, che ha un'ottima relazione geopolitica e strategica con la Turchia, giocheranno un ruolo fondamentale. L'Italia può essere veramente Questo dipenderà esclusivamente dal capo del governo e dalla direzione di politica estera e di cooperazione internazionale che l'Italia assumerà in ambito Unione Europea, in ambito Alleanza Atlantica, in ambito Paesi del Mediterraneo Allargato. L'Italia può diventare il paese cerniera e quindi nel quadro di questa visione strategica del Vercoloso Sud che l'Italia ha sempre avuto e che è stata in particolar modo enfatizzata, almeno recentemente, anche con il cosiddetto Piano Mattei, questa potrebbe essere l'occasione per consolidare quanto di buono c'è nel Piano Mattei, ma soprattutto per consolidare un ruolo strategico in termini di difesa di sicurezza, di cooperazione di sviluppo dell'Italia nell'ambito del Mediterraneo, nel quadro della direzione strategica del Sud. La vera domanda, e concludo, è che io mi farei, o che mi sono posto, e l'Europa ha deciso di fare di più in ambito alleanza frantica. Questo è assodato, è acclarato, lo abbiamo capito, ci sono stati fior di trattati firmati, ci sono investimenti in difesa, Quindi la volontà è stata espressa, ma per poter fare quel di più e andare oltre il primo passo, L'Europa, intesa come Unione Europea, si deve riformare, si deve trasformare, deve conseguire, o meglio, deve realizzare che il tempo strategico si è compresso, si è accorciato, e quando si accorcia o si comprime il tempo strategico, si comprime il tempo a disposizione dei decisori per assumere decisioni strategiche. E questo ritorna al punto di partenza. necessario riformare i processi politici decisionali. Io con questo mi fermo e magari possiamo approfondire qualche altro aspetto di dettaglio se tu ritieni opportuno. [00:20:10] Speaker A: Sì, hai menzionato l'Ucraina e io volevo un po' parlare anche di questo visto che comunque c'è stata una presenza importante da parte del Presidente Zelensky che è sembrato quasi una figura completamente diversa da quello che abbiamo visto bullizzato da Trump e da Vance alla Casa Bianca. Abbiamo visto un Donald Trump con un atteggiamento decisamente diverso. So che magari questo potrebbe non essere un argomento portante di quello che è stato il risultato del summit, però la situazione in Ucraina è anche quella che ci fa un po' rivalutare, forse nel senso in cui l'hai inteso anche tu, La difesa è intesa anche come capacità di proteggersi non esclusivamente militarmente, come abbiamo visto sotto tanti aspetti. Qual è la tua impressione del ruolo esterno di Volodymyr Zelenskyy in questo summit della Nato e come pensi possa andare avanti questa relazione cui tu hai accennato in prospettiva, come un cammino che vede l'Ucraina andare verso l'Unione Europea prima che verso la NATO, ma che insomma le due cose sono abbastanza collegate alla fine. Quindi la domanda è un po' questa. [00:21:35] Speaker B: È una domanda molto interessante e anche molto complessa. per tanti ordini e motivi. Io cerco di mettere le mie idee e le mie opinioni in ordine di importanza. La prima cosa che voglio ricordare sempre è che l'Ucraina è un paese aggredito, l'aggressore è la federazione russa e per questi motivi tutto il diritto non solo di difendersi, ma di controattaccare, di pretendere la restituzione territoriale di tutti i territori occupati. Punto e chiuso. Questo è qua. Perché se noi mettiamo in discussione questo elemento, allora possiamo mettere in discussione qualsiasi altra cosa. E se questo è vero, bisogna anche considerare che l'Ucraina è un paese in guerra, che ha quindi tutta una serie di difficoltà che noi nemmeno immaginiamo. Io ho la fortuna di essere stato in Ucraina alcune volte, ho la fortuna di avere relazioni stabili con quel paese e quindi ho contezza di che cosa parliamo. E' certamente vero che il percorso dell'Ucraina verso la membership nell'Unione Europea è iniziato, perché sono stati aperti i cluster fondamentali per l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea. E' altrettanto vero che al momento la membership dell'Ucraina alla Nato non è sul tavolo e non era sul tavolo nemmeno prima, perché nemmeno il Presidente Biden aveva posto questa ipotesi come realizzabile, intanto che l'Ucraina era nelle condizioni di cosiddetto attrito strategico prima dell'avvio delle operazioni militari e dell'aggressione militare russa contro l'Ucraina. Ma da quel momento, e sono passati più di quattro anni, perché di tempo ne è passato e l'Ucraina è diventata il paese più avanzato tecnologicamente al mondo per quanto riguarda la dimensione, per esempio, di tutti i sistemi autonomi, di tutti i sistemi a guida autonoma e di tutti i sistemi che operano con l'intelligenza artificiale integrata. Quindi questa è una dimensione strategica, non è una dimensione militare. È una dimensione strategica perché realizza, attraverso il suo comparto industriale, grazie agli aiuti finanziari dell'Unione Europea, grazie alla ricerca distribuita sul territorio ucraino, grazie alle collaborazioni con i comparti industriali europei, l'Ucraina adesso ha un'offerta strategica da proporre. è un'offerta strategica che l'Unione Europea non si lascia scappare, di questo non ci sono dubbi. Questo è naturalmente molto importante ed è anche il motivo, io penso, e questa è una mia opinione personale, che sia il motivo per il quale anche il Presidente degli Stati Uniti via rivedendo e abbia rivisto la sua posizione nei confronti del Presidente Zelensky. E questo naturalmente è fondamentale perché riposiziona gli Stati Uniti da una certa parte della storia, almeno nell'immediato, non sappiamo quello che succederà domani e il problema della postura di politica estera degli Stati Uniti e l'indeterminatezza del domani, ma oggi io vedo un riposizionamento più corretto degli Stati Uniti, per esempio nei confronti della Russia. che la Russia, in un certo momento della storia, era diventato molto più un interlocutore che non un avversario sistemico o un nemico, invece adesso è ritornato a essere sicuramente un problema strategico per gli Stati Uniti. Ricordo a tutti, ed è facile andare a verificare, basta leggere il concetto strategico del 2022 firmato a Madrid, che ci sono due minacce esistenziali per l'Alleanza Atlantica, definiti nemici. Uno è la Russia e l'altro è il terrorismo. Diversamente, la Cina è un competitore sistemico. Questo, nella dimensione del linguaggio delle relazioni internazionali e geopolitiche, ha un peso non indifferente. Certo, bisogna ricordarselo, e questo lo dico soprattutto alle classi politiche. Bisogna ricordarsi quello che si firma, bisogna ricordarsi che quando si firma un concetto strategico come membro fondatore dell'Alleanza Atlantica, questa cosa poi non si può smentire per puri interessi politici nazionali. Questo chiaramente è un riferimento abbastanza diretto alla politica nazionale, ma è anche un riferimento diretto ad altre d'altre leadership politiche in Europa. Quindi, ritornando all'Ucraina, l'Ucraina è Europa, l'Ucraina è l'elemento fondamentale attraverso il quale la Nato e l'Unione Europea, la Nato e gli alleati europei dimostrano l'efficacia della loro deterrenza strategica. Perché se l'Ucraina è in grado di resistere, controbattere, respingere, isolare e colpire in profondità il proprio nemico, lo può fare grazie allo sviluppo tecnologico delle sue capacità militari high hand, che deriva dal continuo supporto finanziario tecnologico politico che gli è stato assicurato senza soluzione di continuità dall'Unione Europea dall'inizio dell'invasione russa in poi, cosa che invece non è stata garantita dagli Stati Uniti, e questo ha un valore politico. che si riflette naturalmente nell'importanza dell'Ucraina stessa. Quindi per sintetizzare la mia risposta alla tua domanda, che avevo detto in premessa, era molto interessante ma anche molto complessa e con diverse sfaccettature, perché poi l'Ucraina ha anche i suoi problemi politici interni, come possiamo vedere dalle cronache di questi giorni, e la cosa è interessante e in qualche maniera anche un filo preoccupante. L'Ucraina è Europa e quindi l'Ucraina rappresenta il baluardo della credibilità, della deterrenza e dell'efficacia della postura di deterrenza e di difesa della Nato e dell'Unione Europea. E il fatto che l'Ucraina, a distanza di più di quattro anni dall'invasione, sia assolutamente vitale, che sia in grado di resistere, che sia in grado di controattaccare e che stia mettendo in fortissima difficoltà la Russia, molto più di quello che dato di sapere ufficialmente attraverso i media nazionali è una cosa molto significativa. [00:28:35] Speaker A: Ecco, grazie anche per questa risposta molto chiara. Volevo tornare un po' a parlare adesso invece del quadro generale, come ultima domanda per questa discussione. Tu hai lasciato intendere che dietro a quelli che sono gli accordi c'è un progetto abbastanza di lungo termine, se parliamo di dieci anni. Io ne parlo da profano, magari in realtà è più una cosa da medio termine, però quello che voglio chiederti a questo punto da persona esperta del settore, nel concreto che cosa ci possiamo aspettare in ambito NATO in quello che è il breve e medio termine per quelle che sono le informazioni che ci hai dato nel corso di questa chiacchierata. [00:29:22] Speaker B: Questa è una domanda conclusiva veramente interessante. Prima di tutto perché io sono convinto che il Same di Ankara segni un punto di partenza e non sia un punto di arrivo. E quindi quello che succederà da oggi in poi sarà tutto da scrivere, sarà tutto da da verificare. collaboratore di Inoltre, carissimo collega e amico Fabio Aversa, ha scritto per Inoltre e che ha scritto immediatamente dopo il Summit di Ankara, accennando ad alcuni punti che ho richiamato anche io. Lui è un esperto in particolar modo di difesa digitale e spazio e ha un po' l'evoluzione di questo Strategic Line of Sight che io penso entrambi condividiamo. Quindi, prima di tutto, è un invito non pubblicitario, ma veramente un invito di approfondimento culturale per andare a rileggere quello che ha scritto Fabio, ma poi in quello che ha scritto Fabio c'è un po' la risposta alla tua domanda, e cioè, è un punto di partenza per tutti il summit della Nato, è un punto di partenza per la Nato 3.0, è un punto di partenza per l'Unione Europea, è un punto di partenza per i singoli stati, perché è il riconoscimento che il back to business as usual quindi il ritornare a un ambiente strategico caratterizzato dal multilateralismo e dalle relazioni internazionali abbastanza facilitate è per adesso da dimenticare. Io non prevedo i futuri, lavoro con i futuri, ma non prevedo i futuri, ma quello che abbiamo di fronte è da oggi in poi e che la NATO, ancora una volta, grazie alla sua capacità di adattamento è riuscita a cogliere, e che occorre aumentare la propria capacità di deterrenza e difesa in tutti i domini, incluso il futuro dominio cognitivo e quindi non solo i tre domini fondamentali, ma anche lo spazio, il digitale e il dominio cognitivo appunto, e che va fatto in maniera coerente, va fatto in maniera coesa, va fatto in maniera unitaria e dunque il tutto si tiene, come dicono molto spesso i giornalisti, il tutto si tiene insieme dicendo Ritorniamo a quello che abbiamo detto nelle prime battute del primo podcast, la competizione strategica globale. Oggi si compone di potenzialmente, forse dopo il Nato e il Nero Summit di Ankara, possiamo dire due attori e tre quarti, gli Stati Uniti, la Cina e l'Unione Europea in divenire. E allora questa è la strada. bisogna seguire. È una strada che sarà sicuramente lastricata di pietre d'inciampo, purtroppo, e di inconvenienti o di imprevisti, ma è l'unica strada percorribile. In tutto questo occorre un e qui richiamo sinceramente un concetto che a me è molto caro, occorre riprendere alla mano oppure entrare per la prima volta in quello che è il concetto della cultura della sicurezza e della difesa. Non bisogna guardare alla dimensione della sicurezza e della difesa come un qualcosa che spaventa, piuttosto come qualcosa che rassicura, come un servizio o dei servizi che vengono resi ai cittadini europei per garantire che quegli standard di vita e quei principi e valori per i quali l'Unione Europea è nata possano essere protetti. Se poi questa cosa avviene, inizialmente attraverso l'intervento dell'Alleanza Atlantica e poi attraverso un sistema difensivo indipendente che è quello dell'Unione Europea, ben venga, ma si possono anche tracciare, segnare oppure firmare dei trattati per i quali la NATO, che a questo punto è una NATO molto più bilanciata tra Stati Uniti e Europa, possa prendersi carico della difesa dell'Unione Europea così come è previsto, peraltro, in alcuni frangenti. [00:33:52] Speaker A: Grazie a te, grazie a te perché voglio sottolineare ancora una volta il fatto che tu poni l'accento sulla parola sicurezza oltre che sulla parola difesa, che è una cosa che secondo me è assolutamente necessario fare adesso con tutte le voci di spaventapasseri che abbiamo non solo in Italia ma anche nel resto d'Europa, perché io seguo un po' la situazione ovviamente qui nei Paesi Bassi, seguo la situazione nella Slovacchia, nella Cecchia, che mi sono particolarmente care per altri motivi. E' una situazione un po' diffusa dappertutto, per cui sicurezza, sicurezza e non solo armi nel senso di spargimento di morte e di sofferenza, ma garanzia di tutela per tutti i cittadini dell'Unione. anche per quanti quell'Unione o questa Europa non la vedono come una propria casa. E questo secondo me è un discorso molto importante e ti ringrazio per averlo messo in evidenza con così tanta chiarezza. Con questo direi che possiamo chiudere. Io ringrazio di nuovo Mario Greco per il tempo, la pazienza, la chiarezza e le conoscenze che condivide ogni volta con noi. Grazie Mario e buona giornata. [00:35:10] Speaker B: Grazie a te Raffaele, grazie a Inoltre e a presto. Buona giornata a voi. [00:35:16] Speaker A: E ringrazio anche i nostri ascoltatori per averci seguito fin qui anche questa volta. Vi invito ad ascoltare tutte le altre puntate disponibili sulle varie piattaforme di distribuzione dei podcast e vi do appuntamento alla prossima puntata di Spin-Off. Grazie e buona giornata. Avete ascoltato Spin-Off, il podcast di Inoltre.

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