Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: spin off il podcast di inoltre eccoci
[00:00:09] Speaker B: qui benvenuti al podcast di inoltre e oggi parliamo ovviamente di iran ne parliamo con gianni vernetti giornalista scrittore ma che ha avuto anche una parentesi importante in politica quando è stato sottoscreditario al Ministero degli Esteri, quindi un uomo che ha un'incredibile esperienza in termini dal punto di vista di quelle che sono le relazioni internazionali, peraltro con una visione globale di quelli che sono questi rapporti. Però oggi abbiamo detto parliamo di Iran e parliamo Gianni di questo attacco che in qualche modo qualcuno si aspettava, erano già diversi i segnali che questo attacco potesse esserci, sembrerebbe che la decisione è avvenuta dopo che la CIA ha comunicato a Israele la presenza nel compound di Khamenei di una serie di altidignitari del regime islamico, della Repubblica Islamica dell'Iran. Quindi io direi di cominciare da qui Gianni.
[00:01:26] Speaker A: Intanto io credo che in fondo, al di là di alcuni aspetti delle finestre di opportunità, come tu giustamente descrivi, c'è questa possibilità di poter colpire Kamenei, di decapitare una parte rilevante della leadership del regime.
questo oggettivamente è l'ultimo capitolo, iniziato il 7 ottobre, c'è stata una sfida con caratteri esistenziali allo Stato di Israele, c'è l'attacco del 7 ottobre, il più grande pogrom dei tempi della Shoah, che peraltro era il prodotto di una sistematica esportazione di terrore e instabilità dell'Iran. Il 7 ottobre è stato eseguito da Hamas a Gaza, ma è stato pensato, progettato, finanziato e ideato a Teheran molti anni prima.
come sono stati pensati ed esportati la dottrina, chiamiamola la dottrina Hezbollah se vogliamo, cioè creare delle, non soltanto finanziare dei gruppi terroristici, ma finanziare gruppi che possiedono un territorio, cioè qualcosa di più di una semplice capacità di infliggere danni terroristici. Hezbollah ha sequestrato il sud del Libero per 30 anni, Hamas ha sequestrato Gaza, gli Huti ancora controllano una parte che quasi coincide con il vecchio Yemen del nord, cioè la parte occidentale di quello che è lo stato o ciò che resta dello stato dello Yemen oggi. Quindi diciamo una dottrina, la mezzanuna sciita, c'è questa connessione senza soluzione di continuità fra Teheran e Tel Aviv, insomma una sfida esistenziale per Israele e questo è l'ultimo capitolo, inevitabile ultimo capitolo di un'azione che oggi vede militare naturalmente ancora in corso, che a Pazzi è iniziata da poco naturalmente, ma che ha come obiettivo, un obiettivo ambizioso, che non è soltanto l'uccisione di Qassem Soleimani o del capo dei Pasdaran o del chief of staff dell'esercito, della marina o dell'aviazione o dell'intelligence iraniana, ma ha come obiettivo più ambizioso che il cambio di regime.
se come questo sarà possibile o naturalmente non è scontato, è ancora da dimostrare, ma certo che in queste ore l'attacco sta producendo un colpo estremamente duro la Repubblica Islamica e anche le reazioni della popolazione, le reazioni di gioia, anzi di giubilo, di settori ampi, di una popolazione che si è ribellata poche settimane fa, che ha visto migliaia di morti, non sappiamo ancora le cifre esatte, ma certamente migliaia di morti tra ragazzi, ragazze, morti per strada perché chiedevano la fine di questo regime assurdo e anacronistico.
[00:04:14] Speaker B: Ecco Gianni, se è difficile fare una previsione rispetto al futuro dell'Iran anche alla luce di esempi storici non propriamente positivi dal punto di vista poi dell'esito della decapitazione penso ad Iraq ma anche alla Libia però possiamo invece parlare di conseguenze sempre e fermo restando il fatto che mentre parliamo gli eventi sono in corso su uno scacchiere medio orientale che proprio in quanto l'Iran potrebbe, l'Iran, la repubblica islamica dell'Iran potrebbe crollare verrebbe meno l'attuale scenario, uno scenario in cui in particolare si è visto questo scontro che ha molto forse di economico e poco di religioso tra sunniti e sciiti e con i sunniti che mi riferisco in particolare ai cosiddetti paesi del golfo, in particolare l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Qatar, tutti questi paesi che sembrano inclini a trovare una con l'Occidente, particolarmente basata sul business, cosa che probabilmente Donald Trump ha capito già nel suo primo mandato ai tempi del patto d'Abramo etc. Ecco, ti chiedo, qui probabilmente qualora la Repubblica Islamica dovesse cadere cambierebbe molto,
[00:06:05] Speaker A: Non c'è dubbio, però già in queste ore la stessa reazione scomposta, oserei dire, della Repubblica Islamica. perché ha dimostrato intanto un'estrema debolezza militare, diciamo le difese aeree russe e cinesi si sono rivelate ampiamente inefficaci e inefficienti, ma questo contrattacco iraniano che ha raggiunto purtroppo anche Tel Aviv, ma che soprattutto ha visto colpire obiettivi civili tra le monarchie sunnite del Golfo, l'aeroporto internazionale di Dubai, tre alberghi importanti, noti, che accolgono milioni di turisti all'anno, sempre a Dubai, uffici ministeriali ad Abu Dhabi, terminali petroliferi in Arabia Saudita, questo non fa che rafforzare però l'avvicinamento delle monarchie subite del Golfo ad Israele e all'Occidente, perché ricordiamoci che gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain sono tra i firmatari degli accordi di Abramo insieme al Marocco, che è qualcosa di più che a mio giudizio, che sono soltanto una intesa sul business o nel trovare e nel cogliere un'opportunità economica. Non c'è dubbio che ci sono mille opportunità economiche che sottendono gli accordi di Abramo.
se pensi soltanto alla firma di quegli accordi, ci sono dieci voli al giorno che collegano Tel Aviv e Dubai, la crescita dell'interscambio economico commerciale è stata enorme, ma c'è qualcosa di più, c'è la voglia di costruire un dialogo strutturato. Abramo è il grande patriarca riconosciuto dalle grandi tre religioni monoteiste, questi paesi scommettono su un dialogo definitivo, strutturale, pacifico tra l'Islam un Islam naturalmente sempre più moderato, laico e secolare, l'ebraismo e il cristianesimo. Quindi io penso che ci sia una scelta politica. In più, l'errore dell'Iran di queste ore è quello di riavvicinare i Sauditi e i Miratini.
C'è un elemento di queste settimane che va registrato. Il fatto che sempre di più l'Arabia Saudita guida Mohammed Bin Salman ha avuto occasione di frizione, di scontro con gli Emirati Arabi Uniti con l'Abu Dhabi di Bin Zayed. Si è visto nello Yemen, dove addirittura gli eserciti emiratino e saudita si sono scontrati per procura con il South Transitional Council e le forze le forze governative sostenute da Riad, dalla Rada Saunita. Ecco, ma oggi invece c'è un avvicinamento. Addirittura, se continuano in questo modo così folle la reazione iraniana, potrebbe addirittura potrebbe esserci un coinvolgimento diretto nelle operazioni militari delle aviazioni saunite e miratine. Questo cambierebbe naturalmente lo scenario.
Ma tornando ancora sempre alla tua domanda, non è chiaro se si era sufficiente decapitare i vertici di questo regime per farlo crollare, ma non c'è dubbio che la possibilità che in questo regime crolli sono elevatissime.
estremamente elevate e io le ritengo, lo giuro con un fatto estremamente positivo, non soltanto per il processo a cascata che potrebbe scatenare nel grande Medio Oriente, ma anche per un contesto globale. Non dimentichiamoci che le marine di Iran, Russia e Cina svolgono annualmente esercitazioni militari congiunte a poca distanza dal teatro attuale di quest'operazione. Questo non ci sarà più.
57.000 droni iraniani sono caduti sulla testa dei civili ucraini, lo diceva qualche giorno fa Zelensky. 57.000 in quattro anni sono i droni Shahed, i droni kamikaze prodotti prima dall'Iran.
venduti massicciamente, forniti massicciamente alla Russia e oggi coprodotti con delle joint venture in alcune fabbriche in Iran e nella federazione russa in particolare in Tatarstan. Quindi uno scenario importante. Il 90% del petrolio iraniano viene acquistato a prezzi di saldo dalla Repubblica Popolare Cinese, che certo è una componente non cruciale, ma direi molto importante delle sue forniture petroliferiche. Quindi le implicazioni vanno ben al di là.
Vanno certamente, investono nel Medio Oriente in pieno, ma anche un teatro molto più ampio.
[00:10:43] Speaker B: Tu hai citato la Russia e la Cina che erano esattamente l'oggetto della mia prossima domanda.
La reazione di Putin è stata una reazione molto dura di condanna rispetto all'intervento americano e israeliano e all'uccisione di Kamenei.
I cinesi, come al solito, sono stati un po' più cauti, ma anche loro hanno condannato l'attacco e hanno chiesto un immediato cessato il fuoco. Da questo punto di vista, su uno scacchiere molto più ampio, quasi globale, l'eventuale caduta del regime islamico rispetto a Russia e Cina che tipo di conseguenze può avere?
[00:11:35] Speaker A: ma è un impatto a mio giudizio estremamente rilevante. Guarda, non è mica passato tanto da quel 2 settembre del 2025, stiamo parlando di sei mesi scarsi, sei mesi fa, anzi sei mesi soltanto quando Xi Jinping nella sua, diciamo così, celebrazione sulla piazza Tiananmen della vittoria della seconda guerra mondiale, vittoria interpretata come un'interpretazione storica piuttosto bislacca ma naturalmente l'orizzonte era il conflitto Cina-Giappone la sconfitta del Giappone, non certo per mani cinesi, ma per mani degli alleati, che di riflesso naturalmente, essendo stato il Giappone la potenza che aveva invaso la Cina negli anni del secondo conflitto mondiale, ma ce lo ricordiamo quella parata nella quale Xi Jinping ha esposto, proposto all'opinione pubblica globale e mondiale un asse dell'autocrazia, Vladimir Putin, Xi Jinping, guidato da Xi Jinping, alla sua sinistra Vladimir Putin, alla sua sinistra Kim Jong-un e poi Penzias Khan, Lukashenko, il leader, il presidente della Repubblica Islamica dell'Iran. Quel mondo lì oggi che rimane una miraccia per il mondo libero senza dubbio, ma la caduta del regime iraniano è un colpo durissimo, è un colpo durissimo. Citavo prima le forniture belliche dell'Iran alla Russia, citavo ancora le forniture di Greggio acquistate da parte della Repubblica Popolare Cinese, ma poi lo scandalo gigantesco di condivisione, di intelligence, di tecnologie di esercitazione militare ai congiunti, citavo sempre prima quelle nel Golfo Persico che vengono realizzate ogni anno, tanto febbraio-marzo esattamente.
Quindi non c'è dubbio che cambia lo scenario.
Se vogliamo pensare un secondo al quadrante e al conflitto fra la Russia e l'Ucraina, io penso che questo sia un ulteriore guadagno dello spegnimento di Starlink.
Quindi la riduzione, l'uso, l'impossibilità di usare un'importante tecnologia di comunicazione, che il dato te la dice lunga sullo Stato.
dell'esercito russo in Ucraina, unitamente a una sempre più assertiva anche Europa, che finalmente blocca e sequestra le navi petroliere della flotta fantasma di Putin, la fine delle forniture militari iraniane, cambia, cambia in modo significativo. Io credo che anche possa cambiare nel rischio di un conflitto di Taiwan, perché penso che oggi Xi Jinping quando osserva il fallimento strutturale della Russia nel tentativo di ricreare lo spazio geopolitico, con un'Europa che finalmente ha tenuto, nonostante un'amministrazione americana, Trump, che è stata meno solida in questi mesi, da un lato. Dall'altro, diciamo la vittoria dei paesi arabi moderati che vogliono la pace strutturale con Israele, l'operazione militare israeli americana e la caduta possibile del regime del regime italiano. Beh, io fosse in Xi Jinping ci penserei cinque volte a lanciarmi in un'avventura bellica a Taiwan.
[00:14:55] Speaker B: Senti, io non ne volevo parlare ma tu hai citato il 2 settembre 2025 la presenza di diciamo il gota degli autocrati al mondo però ricordo che c'era anche Massimo D'Alema in quell'occasione.
[00:15:13] Speaker A: Sì, in terza fila. Io sono stato lavorato anche con Massimo D'Alema, era ministro quando io ero viceministro, quindi abbiamo fatto parte dello stesso governo.
[00:15:22] Speaker B: Però non volevo parlare di D'Alema, volevo
[00:15:24] Speaker A: parlare Una volta si sarebbero chiamati compagni che sbagliano, però io penso che ci sia un errore oggi drammatico in una parte della sinistra globale. Non è solo un problema italiano, è un problema italiano, europeo, americano.
C'è una parte della sinistra nel mondo occidentale, nel mondo libero, che sbaglia, che sta compiendo degli errori macroscopici, questa fascinazione propal portata all'estremo.
La cittadinanza onoraria è largita a questo losco figuro, Francesca Albanese, che è una bella innatrice di Pozzi, una che in modo sistematico passa la sua vita a deumanizzare Israele e gli ebrei, e una dei principali principali voci del risorgente antisemitismo. Il nuovo antisemitismo che in Europa nasce, diciamo, non lo troviamo più, o se non marginalmente, nelle ridotte dell'estrema destra neofascista, ma lo troviamo in una drammatica saldatura fra il jihadismo, fra il jihadismo delle minoranze islamiche di seconda e di terza generazione e una parte della sinistra e della sinistra radicale. A me pare pazzesco. A me pare pazzesco. Poi, peraltro, devo dire che Io ho una tradizione anche di centrosinistra, figuriamoci, ma io penso che la sinistra dovrebbe gioire quando cadono i tiranni, anziché puntare il dito su Israele. Cioè dovrebbe gioire una cultura progressista quando cadono, muoiono i dittatori e ritorna la libertà fra i popoli. Quindi è un po' un mondo alla rovescia quello che stiamo osservando.
[00:17:09] Speaker B: Va bene, con questa, direi, saggezza finale, ringraziamo Gianni Vernetti e vi diamo appuntamento al prossimo episodio di Spin-Off, il podcast di Inoltre. Grazie a tutti.
[00:17:27] Speaker A: Avete ascoltato Spin-Off, il podcast di Inoltre.