Ep. 22 - La scuola conta gli stranieri, la propaganda russa attraversa l’Europa

Episode 3 • September 30, 2026 • 00:37:52
Ep. 22 - La scuola conta gli stranieri, la propaganda russa attraversa l’Europa
Spin-Off: il podcast di InOltre
Ep. 22 - La scuola conta gli stranieri, la propaganda russa attraversa l’Europa

Sep 30 2026 | 00:37:52

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Show Notes

Due storie, una domanda: sappiamo riconoscere il problema prima di cercare una soluzione? Con Alessandro Tedesco parliamo del tetto del 30% di alunni stranieri per classe: un criterio che non misura ciò che conta davvero, la conoscenza dell’italiano necessaria per seguire le lezioni. Un ragazzo può essere cittadino italiano e non comprenderle; un altro può essere straniero e padroneggiare la lingua. La scuola, sostiene Tedesco, dovrebbe verificare i progressi e garantire un sostegno adeguato. Con Raffaele Magaldi ci spostiamo a Praga, dove un’inchiesta ha ricostruito il lavoro di una troupe legata al canale russo Rybar. Il caso mostra come la propaganda cerchi volti locali per rendere credibili i propri messaggi e pone una domanda sull’efficacia delle sanzioni europee.

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Episode Transcript

[00:00:00] Speaker A: Spin Off, il podcast di inoltre. Che cosa sta succedendo nelle nostre scuole e quanto siamo preparati a difenderci dalla propaganda? [00:00:16] Speaker B: Sono Alessandra Ributti. [00:00:17] Speaker A: Io sono Raffaele Magaldi. Oggi partiamo da due storie molto diverse. La prima riguarda la scuola italiana e il modo in cui affrontiamo la presenza degli studenti stranieri. La seconda invece ci porta a Praga, dove un'inchiesta giornalistica ha scoperto una rete russa impegnata a costruire in Europa il proprio racconto della guerra e della politica. [00:00:39] Speaker B: Allora, partiamo con la scuola Conta gli stranieri ma non insegna loro l'italiano. Un articolo di Alessandro Tedesco uscito sulla nostra rivista Inoltre. Alessandro è insegnante di italiano agli stranieri e ha fatto questo commento, questa analisi sul nuovo tetto del 30% agli alunni stranieri nelle prime classi varato dal governo. Allora Alessandro, una soluzione che appare quantomeno cosmetica, perché in molti casi non è attuabile, poi ne parliamo in questi incontri, e poi perché come hai puntualizzato tu nel tuo articolo, non si occupa del vero problema, che è poi la conoscenza dell'italiano dei studenti che arrivano a scuola. Allora, tu insegni italiano agli stranieri. Quando arriva a scuola un ragazzo che non parla italiano, cosa succede? [00:01:44] Speaker C: Innanzitutto ciao a tutte, ciao a tutti. Io insegno italiano agli stranieri da circa 15 anni in un territorio disgraziatissimo come quello della Sicilia e ho conosciuto poi in giro per tutta l'Italia qual è la situazione dell'insegnamento dell'italiano L2, si chiama, lingua seconda. agli stranieri. Oggi ogni tanto esce fuori insomma questo problema e se ne parla e quindi non è nuovo questo tetto di cui parla il decreto che si varerà, pubblicheranno sulla gazzetta ufficiale, magari faranno qualche altra modifica ma che è stato varato anzi giovedì, l'altro ieri, giovedì scorso. Questo decreto fa altro che riprendere un tetto, un limite che già esisteva in una circolare Gelmini del 2010, che era il tetto del 30%, non più del 30% degli studenti possono essere stranieri, però era una circolare che non veniva quasi mai applicata, era un'indicazione. Doveva essere obbligatorio, ma risultava un'indicazione perché non si potevano spostare i ragazzi fuori dal distretto in cui avevano abitato, cioè fuori dal domicilio in cui era il bambino. Come si faceva? Non potevano mandarlo da un'altra parte, 10 chilometri o più in là, ma anche più di 2-3 chilometri, non potevano. Quindi le classi si riempiono oltre il 30%. Il problema è sempre questo comunque, questo decreto affronta un problema che è pratico, che è vero, che è reale, che è un problema, un problema perché le classi laddove i ragazzi sono oltre il 30%, in alcune classi in Italia quel 30% non è un tetto, ma è invece una misura che è stata scondata completamente, perché in alcune classi è l'80% della presenza dei bambini stranieri. E l'insegnamento in quelle classi diventa non difficile, molto di più che difficile, perché il livello dell'italiano parlato dai ragazzi è un livello meno che elementare, meno che elementare. E quindi il livellamento dell'insegnamento è bassissimo. Quasi tutti i ragazzi hanno un PDP, un piano personalizzato, che porta verso il basso, molto il basso il livello di insegnamento e di apprendimento. Quindi la situazione è abbastanza, diciamo, oserei [00:05:02] Speaker B: dire drammatica, Allora Alessandro, io pensavo di partire da un punto molto interessante che tu hai fatto, che stesso si parla di stranieri, ma è un calderone nel senso che hai fatto un esempio, può esserci uno straniero che arriva in Italia, è cittadino straniero, appena arrivato, però parla perfettamente l'italiano, può avvenire. potrebbe esserci una seconda generazione di ragazzi nati e cresciuti in Italia però che vivono in un ambiente familiare e anche extra familiare in cui non parlano l'italiano e arrivano, sono cittadini italiani ma non parlano italiano. Quindi la selezione già sul criterio di stranieri è molto vaga e non rispecchia poi quelle che sono le problematiche interne degli insegnanti, perché poi qual è l'ostacolo reale all'insegnante? È la lingua. Allora è già difficile quando hai un bambino eh che non parla la lingua eh perché a quel bambino devi offrire un supporto. Quando ce n'hai sette, otto, dieci in una classe eh come dici te si abbatta la sticella. Tu fai il punto che quindi il problema di risolvere non è tanto abbassare il il tetto che potrebbe essere una soluzione sulla carta bellissima in realtà inattuabile allo stato pratico soprattutto in quelle aree d'Italia dove c'è una scuola e in quella zona sono soprattutto immigrati che vivono e quindi non è applicabile. risolvere il problema all'origine, cioè una struttura tale per cui esista un innanzitutto i ragazzi vengano misurati nella loro conoscenza della lingua, potrebbero sapere l'italiano ma non abbastanza da poter accedere all'insegnamento, ma soprattutto un supporto reale fatto da insegnanti professionisti. Questo era il punto che facevi, giusto? [00:07:14] Speaker C: Sì sì, in sintesi sì, ma è interessantissimo capire qual è il riferimento, cioè questo politicamente o le istituzioni e questo decreto infine che sintetizza tutto questo che hai detto tu e corrisponde a questo che hai detto tu, come rileva il dato del ragazzo che non sa l'italiano? straniero? Ok, quindi è straniero, va bene. Però sa l'italiano? Come verifichiamo che sa l'italiano? Ah, è nato in Italia, uno dei tanti. Ah, ha frequentato la scuola, un altro. Ah, ha un certificato. Ah, la cittadinanza, Allora sa l'italiano. Ah, ha fatto due anni di scuola, dice il decreto. Almeno due anni di scuola. E allora sa l'italiano. Ma realmente questa cosa è vera? Cioè, viene misurato la conoscenza e la competenza dell'italiano attraverso il tempo. O, diciamo, la localizzazione. È nato qua. Anagraficamente, è nato qua. ma è nato qua. Anche numericamente non è vero perché un bambino che è nato qua, e queste sono statistiche imbalsi, un bambino che è nato qua da genitori stranieri, che arriva alla prima scuola elementare, arriva come un bambino appena arrivato dall'estero. Cioè il suo livello italiano, le sue competenze italiane sono come quelle di un bambino appena arrivato dall estero. Quindi dire che un bambino è nato in Italia, ma è nato in Italia, non è detto niente. Il dato che interessa è che sappia l'italiano. Quello che sia nato qua non dice niente perché lo sappiamo benissimo e e altre soluzioni, altri provvedimenti che ha preso il decreto sembrano, tra virgolette, opportuni. A casa la lingua italiana, se va bene la terza lingua, perché la prima lingua è il dialetto che parlano queste persone, la seconda lingua francese o inglese, la terza lingua è l'italiano. La lingua che il bambino impara, la lingua italiana che il bambino apprende in Italia, quello che nasce in Italia, è la lingua da strada, la lingua che impara quando gioca con i bambini ed è un minimo di lingua italiana. La lingua che impara il bambino che arriva alla scuola elementare, la lingua italiana che il bambino arriva alla scuola elementare, è la lingua che parla alla ricreazione, quella che gli serve per mangiare, per andare al bagno, quello per chiedere posso uscire, quello per dire sto male. Poi il problema è un altro, quello della cittadinanza. La cittadinanza, molti ragazzini hanno la cittadinanza italiana, perché la cittadinanza italiana non si acquisisce solo a 18 anni, la cittadinanza italiana si acquisisce anche per età dei genitori, perché i genitori che prendono la cittadinazza italiana la trasferiscono ai bambini, ai loro figli e quindi sono cittadini italiani. Se non erro, nel 2025 mi sembra che all'incirca 15.000 bambini sono diventati cittadini italiani, bambini. Tu posso andare a vedere se lo trovo il dato, comunque mi sembra che anche siano questi i numeri, 11.000-15.000, qualche migliaio. nel 2025. Quindi sono dati che sono totalmente privi di fondamento. Cosa interessa? Perché si spostano questi ragazzi dalla scuola? Perché questo tetto? Perché non sanno l'italiano o perché sono stranieri? [00:11:54] Speaker B: benissimo questo punto secondo me interessante io poi ho trovato molto interessante il discorso che fai sul circolo vizioso partendo dall'esempio di una tua studentessa una quindicenne che è arrivata alla terza media con quello che tu chiami appunto l'italiano da ricreazione. Quindi parlava l'italiano, all'apparenza parlava italiano, però non capiva le lezioni, perché le sue competenze linguistiche, quindi mancava della terminologia per accedere all'insegnamento delle medie. Allora, come è possibile arrivare fino alla terza media senza competenze linguistiche? È un circolo vizioso che tu spieghi benissimo. Tu praticamente accenni al fatto che arrivano a scuola, gli viene assegnato un PDP, viene abbassata l'asticella, quindi le loro competenze vengono sempre valutate a ribasso, dopodiché ottengono i diplomi, dopodiché ci si rifà al diploma per dire sanno l'italiano, mentre in realtà è tutta una costruzione artificiale. Allora, qual è la soluzione secondo te? Come si ottempera questo circolo vizioso in cui appunto si mettono le crocette sulle caselle, tutti sono contenti, ma alla fine il ragazzo non sa l'italiano? [00:13:14] Speaker C: Permettimi di fare una piccola osservazione su quello che hai detto tu, sul livellamento in basso. Il livellamento in basso, siccome il PDP ormai è diventato il sistema, e non è il 30 per cento delle classi, il tetto è stato sforato, molte classi sono più di mille, le classi che hanno molto più del 30 per cento, si arriva all'80 per cento. Il livellamento quindi non è solo per il livellamento in basso, non è solo per i ragazzi che ne hanno bisogno, ma per tutta la classe. quindi tutta la classe, tutta la classe livellamento dell'insegnamento sarà molto più in basso, non di un 10-20%, ma molto molto più in basso. Come si fa? Come si fa? Eh, l'italiano, ah ok, è una cosa molto difficile, ma i decreti li fanno, i soldi li stanziano, Intanto la stessa scuola potrebbe avere una misurazione di quello che viene fatto all'ingresso e all'uscita. Se il bambino entra a febbraio, entra a settembre, all'uscita deve avere un certo livello. Il livello minimo è il livello in uscita. L'obiettivo deve esserci. In uscita giugno deve avere, non il livello che mi dà il PDP, il livello di italiano, di comprensione dell'italiano. Quali sono le competenze che deve avere questo bambino per continuare a studiare nella scuola pubblica? perché deve continuare a studiare la scuola pubblica, allora io devo fare in modo, la scuola deve essere obbligata a garantirmi un livello di uscita al primo anno, al secondo anno, al terzo anno. Deve garantire a quel bambino, se lo deve fare andare alla scuola pubblica, sennò non la facciamo più, la scuola pubblica non è obbligatoria più per i bambini. Cambiamo la costituzione, diciamo questo. Allora la scuola non serve. Se deve servire la scuola deve garantire questo, perché se alla scuola primaria un bambino al terzo anno e allo stesso livello di un bambino che è appena arrivato in quella classe è appena arrivato dall'estero e loro non abbiamo fatto niente. Se il livello è alla quinta elementare di un bambino straniero che frequenta la quinta elementare è allo stesso livello di un bambino della prima elementare e noi non abbiamo fatto niente completamente. Poi al liceo questo bambino non mi capirà niente, nulla, nulla di nulla, come quella ragazzina di 15 anni. A cui ho chiesto ma cosa hai capito? E aveva il documento. E questo non rientra nel tetto di questo decreto, insomma, non ci rientra perché la bambina ha fatto i tre anni di scuola media ed è stata promossa. al primo anno del liceo. Ma al primo anno del liceo non basta sapere la lingua della ricreazione, al liceo si impara, deve avere le competenze particolari, anche tecniche, perché un manuale di filosofia un manuale di grammatica, un manuale di storia, non lo leggi con le capacità, con le competenze della prima o seconda elementare. Ci vogliono anni di apprendimento. E se non me lo assicuri, come facciamo? Quindi chi lo deve misurare? Chi fa le lezioni stesse, chi deve promuovere? Non gli conviene promuovere, come dici tu, questo è il circolo, non gli conviene misurare. perché misura se stesso. L'insegnante a quel punto misura se stesso, quindi non conviene fare questo, non conviene a nessuno e quindi non si misura a livello italiano, tu muovi. tu muovi perché contano le presenze, perché contano i numeri, non conta sapere l'italiano, non conta il tuo livello veramente di apprendimento, non conta più. Quindi chi lo deve fare? Allora si deve stabilire veramente un organo esterno come c'è l'invalsi, perché l'invalsi è una misurazione che non avviene in classe, avviene dall'esterno. E allora anche lì deve essere istituita una misurazione dall'esterni, A questo punto né rispondono gli insegnanti, né rispondono i dirigenti, né risponde il Ministero, che deve fare le politiche adeguate. Non c'è alternativa, deve essere esterna la misurazione e deve esserci, perché ad oggi non c'è neanche quello. [00:18:30] Speaker B: Grazie Alessandro, quindi abbiamo visto appunto una riforma che fa molto effetto, diciamo tutti la ritengono giusta perché effettivamente come dici te è giusta ma che non sfiora neanche il problema. Grazie per il tuo intervento Alessandro. [00:18:52] Speaker C: Grazie a voi, grazie a voi e ciao a tutte. [00:18:58] Speaker B: Eccoci per la seconda parte del nostro podcast. Ci spostiamo dall'Italia a Praga. dove è avvenuta una vicenda molto particolare, un'indagine giornalistica che ha scoperchiato alcuni operatori di propaganda russa in Europa. Ne parliamo con Raffaele. Raccontaci un po' di questa storia, questa indagine quasi da spionaggio, da film, di come sono stati smascherati questi russi. [00:19:36] Speaker A: È stata un'indagine che ha fatto molta notizia a livello internazionale, è stata ripresa da tutta la comunità di chi segue la propaganda russa in maniera critica per documentarne il lavoro soprattutto in Europa, però ecco la cosa fondamentale di questa indagine sta proprio nell'aver superato il confine tra la supposizione e quello che invece sono fatti accertati, perché qui c'è praticamente nero su bianco attraverso tutta la rete di messaggi scambiati, come andremo poi a vedere nel corso del racconto, tra i creatori e gli sponsor chi è dietro questo progetto documentaristico di propaganda e chi invece veniva invitato a parlare e quelli che sono poi gli operatori sul campo che di fatto svolgono il lavoro sporco, per così dire. Io partirei proprio da questo, il discorso che fa riferimento al progetto… [00:20:40] Speaker B: Partiamo dalla vicenda, così spieghiamo. Siamo a Praga e ci sono dei giornalisti che devono realizzare un documentario destinato a Raibar, che è un canale propaganda militare russa. Ecco, questi due vengono intercettati grazie a una trappola. [00:21:03] Speaker A: Sì, esatto. Praticamente loro cercano di dare una parvenza di equilibrio al progetto, intervistando questo Kartous, che è uno a capo di un progetto che documenta la disinformazione russa. Kartous contatta questi due giornalisti del portale Sesnam Spravi, che si chiamano Lukash Palashek e Kristina Tsirokova. e loro decidono appunto di mettere in funzione questa trappola. Carthouse si presenta all'appuntamento con questa telecamera nascosta e quindi filma l'arrivo di questi due individui che sono di fatto due personaggi con nessun problema a muoversi per l'Europa perché hanno entrambi dei regolarissimi permessi di soggiorno ottenuti tantissimi anni fa, ancora prima che ci fosse l'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte della Russia e quindi qui si scopre, da quel punto di vista lì, il contatto tra l'organizzatore del progetto RIBAR e quelli che sul campo effettuano il lavoro per documentare, per poter alimentare la propaganda. Possiamo anche dire che tutto il lavoro investigativo fatto dai due giornalisti segue in maniera anche approfondita i messaggi, le foto scattate sul posto e le informazioni disponibili su determinate banche russe cui si è avuto accesso nel tempo e riescono a identificare chi è la persona che ha contattato il corrispondente cieco per chiedergli di partecipare. Questa persona è Boris Tworkin, che è un documentarista che non aveva nessun contatto, prima di questo avvenimento, con la rete di propaganda Rebar. Quindi questo ha portato poi un po' anche alla scoperta di altri personaggi che sono collegati, perché lo stesso Dvorkin fa parte di un progetto che è sostenuto da una fondazione creata per decreto da Putin e presieduta da quello che è il direttore dell'SVR, quindi dei servizi di spionaggio esteri della federazione russa. Va detto che questo non è di per sé un legame diretto, però abbiamo un collegamento anche in diretto tra i servizi russi e il progetto di propaganda Ribar. che è importante ricordare, come fanno anche i due reporter ciechi, è sanzionato dall'Unione Europea, è sanzionato dalla Gran Bretagna, e c'è una taglia che arriva fino a 10 milioni di dollari per informazioni sul progetto, sui suoi collaboratori, sulle persone che hanno a che fare con il progetto, da parte del governo americano, da diversi anni, perché sono arrivati alla conclusione che All'interno del progetto RIBAR, il progetto RIBAR ha contribuito alla campagna di disinformazione per le elezioni americane, credo del 2016, vado adesso a memoria. [00:24:30] Speaker B: In ogni caso... Riassumendo per gli ascoltatori, abbiamo un canale Telegram con un milione e mezzo di follower, sottoposto a sanzioni. ma questa troupe di Rebar riesce a viaggiare e a contattare, a muoversi tranquillamente perché si serve di operatori che hanno permesso di soggiorno in Germania, quindi all'interno dell'area Schengen e quindi possono viaggiare tranquillamente nell'Europa. Qui abbiamo un problema, le sanzioni colpiscono i vertici delle varie organizzazioni, vanno gli uomini che materialmente producono i contenuti che possono continuare a muoversi, è una falla del sistema? [00:25:18] Speaker A: È un'ottima domanda. A me viene da pensare anche al fatto che per chi viaggia in Germania, venendo dai Paesi Bassi, come faccio io spesso e volentieri, sia per andare in Italia che andare verso la Ceca e la Slovacchia, da diversi anni alla frontiera tedesca ci sono dei controlli in ingresso, non in uscita, attenzione, in ingresso. E quindi è interessante questa cosa, è di per sé un'eccezione a quelle che sono le regole di Schengen e dovrebbe essere comunque un qualcosa che porta, quando questi elementi rientrano in Germania, al fatto che siano controllati al rientro e evidentemente a questo punto voglio sperare dopo lo smascheramento che questi controlli possano avere un uso pratico arrivando a evitare che questa prassi continui. Detto questo è un grosso problema perché questa della Germania è comunque un'eccezione a quella che è la regola di Schengen in cui non ci sono di fatto controlli alla frontiera e forse a questo punto diventa problematico riuscire a contrastare chi usufruisce di quelli che sono i diritti dei cittadini europei dello spazio di Schengen, abusandone. Perciò non saprei in quale modo risolvere la situazione, ma è evidente che serve che i governi europei si attivino nel concreto per fare qualcosa a riguardo. Nel caso specifico forse la risposta della Germania, che ha detto sì ce ne occuperemo, analizzeremo con serietà informazioni che i colleghi cecchi ci hanno mandato, però diciamo che serve forse qualcosa di più concreto, forse questo scoop, chiamiamolo, questa indagine di giornalismo dovrebbe portare al a un allarme un po' più preso sul serio per quello che è la libera circolazione all'interno dello spazio europeo di gente che quello spazio europeo lo vuole distruggere. Quello che è importante è che comunque c'è una violazione delle sanzioni già dimostrabile attraverso il lavoro svolto dai giornalisti cecchi, perché c'è lo stesso Dworkin che ammette di aver fatto del lavoro che è passibile di violazione delle sanzioni. C'è anche lo stesso il cosiddetto giornalista, tra virgolette, che si chiama Chashukin, un nome tra l'altro facilissimo da pronunciare, che ammette di far parte del progetto RIBAR. Il progetto RIBAR è già sotto sanzioni e di conseguenza Chashukin anche solo per questa ammissione dovrebbe essere quantomeno sanzionato dalle autorità tedesche, in qualche modo. Probabilmente da questo punto di vista, come i cechi hanno emesso un provvedimento di espulsione nei confronti di Ciaciucchi nel suo collaboratore, i tedeschi potrebbero fare la stessa cosa spedendoli in Russia. Questo secondo me potrebbe essere un modo per risolvere almeno a livello di controllo la situazione, aumentare i controlli sulle persone che sono sospettate o che hanno comunque dei legami dimostrabili con gli elementi di propaganda pro-russa. [00:29:04] Speaker B: Allora, io chiarirei anche un punto. Cosa fanno esattamente questi personaggi? Contattano varie personalità, possono essere figure politiche, ex diplomatici, personaggi televisivi, influencer, e cercano di convincerli a prestare un volto. Ecco, perché la propaganda funziona quando trova qualcuno a livello locale, qualcuno di conosciuto, che presta il volto. E che cosa fanno? Li convincono o li pagano, ci sono state poi condanne se pensiamo a quello che è successo con Reform UK quando all'Europarlamento nel 2019 gli scrivevano direttamente i testi. In questo caso si utilizzano delle figure pubbliche o politiche o istituzionali per abbracciare delle narrazioni. Ecco, la narrazione adesso che va più per la maggiore è del promuovere l'idea che eh gli europei sono stanchi della guerra. Quindi avere delle personalità eh importanti che continuano a battere il chiodo su questo e in Italia mh lo vediamo poi abbastanza continuamente i nomi ci vengono in mente subito sono i personaggi soliti noti che continuano eh che l'Europa è stanca, che non bisogna armare l'Ucraina, che non che quindi esistono a narrazione che parte appunto da canali russi e si servono di questi di questi personaggi. Ecco questo è un un aspetto eh di cui eh chiunque si occupa poi della propaganda e ne scrive come abbiamo fatto noi lo sappiamo da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, lo andiamo ribadendo, adesso cominciano, diciamo anche a livello istituzionale, a svegliarsi, a rendersi conto che questo avviene dietro le quinte. Si sta cambiando qualcosa secondo Terrafele. [00:31:05] Speaker A: Secondo me sì, la testimonianza all'interno degli articoli che sono stati pubblicati da Sesnam Spravi riporta di diverse persone che contattate dal team di RIVAR hanno magari inizialmente accettato l'invito ma poi si sono tirati indietro, come è l'esempio dell'ex capo dell'intelligence militare Andor Shandor. che ha fatto l'intervista ma poi, una volta che ha capito con chi aveva a che fare, ha chiesto di ritirare il proprio intervento. O come il pubblicista slovacco Samo Marec, che è un altro che viene citato nell'articolo, che dice di aver ricevuto una lettera firmata, credo di averla intravista anche pubblicata su X, firmata da Svincuk, che è il fondatore di Rebar, quindi lui è proprio il personaggio chiave per capire quanto grave possa essere un coinvolgimento di qualcuno all'interno del progetto, perché ne è il fondatore. E il pubblicista Mahrez, appunto, una volta che ha capito che si trattava di Rebar, ha deciso di declinare l'invito. Mentre poi ci sono purtroppo invece quelli che questo invito lo accettano, e nel caso documentato dal reportage ceco ci sono diversi elementi della scena politica sovranista ceca, filo russa di conseguenza, perché ormai le due cose sono praticamente inscindibili. In un caso particolare si parla di Petro Drulac, che è uno dei dirigenti di un circolo culturale di Praga, che si chiama Svetogluk, in cui recentemente è stato invitato un politologo russo sanzionato, Fyodor Lukyanov. Quindi da questo punto di vista, insieme al partito del SPD, che è un po' il corrispondente cieco di futuro nazionale per certi versi, che tra l'altro è molto severo sull'immigrazione, ma uno dei suoi leader è di fatto un giapponese. Questa è una cosa che spesso non viene raccontata. Ecco, proprio su questo evento a cui ha partecipato il politologo russo sanzionato, si è espresso addirittura il presidente ceco, Petro Pavel, dicendo nettamente che chiunque metta la Russia davanti alla Cecchia non può dirsi patriota. E questo è in contrasto invece al silenzio del premier Andrei Babis, che ha glissato sulla questione, anzi Una indiretta conseguenza di questa indagine è stata l'espulsione dei giornalisti di Sesnam Spravi dalle conferenze stampa del governo, una mossa che ricorda un po' certe cose fatte da Trump in America. Quindi ci sono personaggi che hanno dato segnali di attenzione nei confronti del problema e hanno rifiutato quindi di partecipare, ma secondo me non dobbiamo sottovalutare quelli che non hanno rifiutato e probabilmente tra qualche mese questo documentario, se non fra qualche settimana, vedrà la luce e potremo forse tirare delle conclusioni un po' più accurate, perché comunque l'articolo parla di registrazioni effettuate in nove paesi, tra cui c'è anche a livello abbastanza insolito, mi viene da dire, la Francia, che è il paese più a ovest coinvolto in questo progetto. Quindi probabilmente è qualcosa che dovremo seguire. Un'ultima cosa che mi permetto di aggiungere è che l'inchiesta si inserisce in tutto un filone che è stato avviato dal portale Sesnam Spravi, sulla disinformazione russa. Quindi ci sono tanti altri articoli interessanti che meriterebbero la lettura e io posso solo consigliare l'uso di un browser con le traduzioni perché ci sono aspetti molto importanti affrontati dal portale anche su altri argomenti della disinformazione russa. [00:35:08] Speaker B: Grazie Rappele. E in Italia? abbiamo visto questo quello che sta succedendo all'estero in Italia sappiamo perfettamente quali sono i personaggi più in vista eh si sta muovendo qualcosa in Italia oppure continuiamo a far finta di nulla La mia [00:35:28] Speaker A: sensazione è che continuiamo a far finta di nulla, però non saprei dare una risposta molto preparata, se mi passi il termine, anche per la distanza che c'è tra me e l'Italia in questo momento. Quello che posso dire, basandomi su quello che leggo, è che comunque anche solo vedendo le frescacce pubblicate da Travaglio quotidianamente, sul fatto quotidiano puntualmente riprese da fin troppa gente, secondo me, sui social network e le risposte che abbiamo avuto anche all'articolo con l'attivazione di tutti quegli account che se non sono bot, sono comunque mentalmente bot, come mi capita di pensare, perché si lasciano travolgere dagli argomenti propagandistici senza andare a fondo della questione. Quindi il panorama italiano, vedendo anche un po' la situazione politica e il ricatto non del tutto esplicito fatto anche dal Movimento 5 Stelle al PD sul discorso del finanziamento all'Ucraina, che sembra possa essere un vincolo perché l'alleanza resti in piedi, non mi fa essere ottimista a riguardo. Se ho scritto questo articolo con tutta la modestia che mi può venire naturale è anche per cercare un po' di sensibilizzare di più sull'argomento, facendo vedere che la propaganda russa non è qualcosa che riguarda solo i paesi che sono confinanti con la Russia o l'Ucraina o paesi che sono storicamente più amici di quella che è la cultura russa. che tanto si vanta di essere aperta e universale. La speranza è che si inizi a fare qualcosa di più nel concreto, non solo a livello politico ma anche a livello culturale. Bene, si chiude così questa puntata del podcast in cui ho anche avuto il ruolo insolito dell'intervistato. Ringrazio Alessandra Libutti che ha costruito l'intera puntata e il nostro ospite Alessandro Tedesco. E a tutti voi all'ascolto do appuntamento alla prossima puntata. Avete ascoltato Spin Off, il podcast di Inoltre.

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